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Chiesa Popolo di Dio

 

Lectio 8 – Lettera di Giacomo 3,13-18

 

 

A cura di don Giuseppe Fabbrini

 

Introduzione.

La Chiesa “Popolo di Dio”.

Nel Popolo coloro che sono chiamati ad insegnare, non possono e non devono presumere di avere in tasca la sapienza. Questa è un dono “dall’alto” a cui ci si deve approcciare con umiltà e gratitudine.

Altrimenti si confonde la sapienza con l’interesse o il pensiero personale. Ciò risulterebbe altamente nocivo all’interno della comunità poiché facilmente potrebbe creare discordanze, incomprensioni, fazioni, divisioni.

La sapienza vissuta e insegnata, invece, produce l’unità e la pace. Frutti che sono il banco di prova della sapienza.

 

Lectio

 

Dalla Lettera di Giacomo (3,13-18)

13] Chi è saggio e accorto tra voi? Mostri con la buona condotta le sue opere ispirate a saggia mitezza.

14] Ma se avete nel vostro cuore gelosia amara e spirito di contesa, non vantatevi e non mentite contro la verità.

15] Non è questa la sapienza che viene dall'alto: è terrena, carnale, diabolica;

16] poiché dove c'è gelosia e spirito di contesa, c'è disordine e ogni sorta di cattive azioni.

17] La sapienza che viene dall'alto invece è anzitutto pura; poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità, senza ipocrisia.

18] Un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace.

 

Meditatio

 

v. 13. Chi è saggio e accorto tra voi? Mostri con la buona condotta le sue opere ispirate a saggia mitezza. L’Autore che si rivolge direttamente alla comunità, vede che l’unità e la pace della comunità stessa sono minacciate da presuntuosi maestri che si credono ‘saggi’. Ne fa una domanda; e la risposta è imperativa: chi si fa avanti con la pretesa di essere saggio ed esperto, ne dia prova con una ‘buona condotta’ attraverso le opere. Per l’Autore, sapienza è il buon esempio dato alla comunità in cui si rivela la sinergia tra insegnamento e vita. Saggio è chi vive ciò che insegna. Troppo facile dirsi saggio con la lingua!; la sapienza delle opere è dolce, mite. Il buon esempio di un retto comportamento è una dolce dottrina per il prossimo, mentre la presunzione nell’insegnamento ingenera nelle comunità solo polemiche e contese.

v. 14. Ma se avete nel vostro cuore gelosia amara e spirito di contesa, non vantatevi e non mentite contro la verità. “Ma se” invece di saggia dolcezza nel cuore ci sono amara gelosia e litigiosità, ciò non è contrassegno di vera sapienza nell’insegnamento e neppure motivo per gloriarsi della sapienza. Anzi, chi si comporta così, mente contro la verità. Chi porta divisione nella comunità presumendo saggezza, non ama la verità!

v. 15. Non è questa la sapienza che viene dall'alto: è terrena, carnale, diabolica; Una sapienza falsa che presume di insegnare, non viene da Dio. È piuttosto “terrena”, dunque non viene dall’alto; “carnale” come modo di sentire, non spirituale elevato; “diabolica” perché è falsa e a falsità è una caratteristica del demonio.

v. 16. poiché dove c'è gelosia e spirito di contesa, c'è disordine e ogni sorta di cattive azioni. Prova è il fatto che dove ci sono gelosia e spirito di contesa, nascono il disordine e ogni cattiva azione. Non dimentichiamo che ai tempi di Giacomo vi era l’espansione dell’erudizione scritturistica, della retorica, dell’infiltrarsi della filosofia nei ragionamenti che volevano provvedere alla formazione della comunità. Cosa si voleva formare da parte di alcuni? Forse un cristianesimo di ‘prima classe’?

v. 17. La sapienza che viene dall'alto invece è anzitutto pura; poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità, senza ipocrisia. La sapienza “dall’alto”, di Dio (quella vera) ha caratteristiche diverse da quella terrena. Infatti è:

pura: nel senso che è vera, schietta, senza presunzione di importi;

pacifica: non motiva divisioni e contrati, ma crea pace e convivenza vera;

mite: non codarda, ma che si presenza con verità di fronte alle situazioni problematiche senza condannare o agire violentemente, ma ci prova a farsi carico dei problemi e cerca risposte verso la soluzione;

arrendevole: non è certo vendicativa;

piena di misericordia e di buoni frutti: comprende la miseria del cuore umano e agisce con misericordia attraverso frutti buoni, opere buone, azioni che sono un bene;

senza parzialità: non fa differenza di persone, non sceglie ‘il meglio’ tra le persone, a tutti si rivolge indistintamente;

senza ipocrisia: non è doppia, falsa, menzognera o di facciata; chi l’ha la vive e l’insegna come la vive e viceversa, nella verità.

v. 18. Un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace. Il “frutto della giustizia” è questa “sapienza dall’alto”. Ale frutto non si dimostra in una ricerca di polemica che divide la comunità, ma nel suo contrario: nei sentimenti di pace e viene seminata nella comunità da coloro che la pro muovono poiché la vivono.

 

Oratio

 

Dal Libro della Sapienza (9, 1-18).

"Dio dei padri e Signore di misericordia, che tutto hai creato con la tua parola, che con la tua sapienza hai formato l'uomo, perché domini sulle creature fatte da te, e governi il mondo con santità e giustizia e pronunzi giudizi con animo retto, dammi la sapienza, che siede in trono accanto a te e non mi escludere dal numero dei tuoi figli, perché io sono tuo servo e figlio della tua ancella, uomo debole e di vita breve, incapace di comprendere la giustizia e le leggi.

Se anche uno fosse il più perfetto tra gli uomini, mancandogli la tua sapienza, sarebbe stimato un nulla.

Tu mi hai prescelto come re del tuo popolo e giudice dei tuoi figli e delle tue figlie; mi hai detto di costruirti un tempio sul tuo santo monte, un altare nella città della tua dimora, un'imitazione della tenda santa che ti eri preparata fin da principio.

Con te è la sapienza che conosce le tue opere, che era presente quando creavi il mondo; essa conosce che cosa è gradito ai tuoi occhi e ciò che è conforme ai tuoi decreti.

Inviala dai cieli santi, mandala dal tuo trono glorioso, perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica e io sappia ciò che ti è gradito.

Essa infatti tutto conosce e tutto comprende, e mi guiderà prudentemente nelle mie azioni e mi proteggerà con la sua gloria.

Così le mie opere ti saranno gradite; io giudicherò con equità il tuo popolo e sarò degno del trono di mio padre.

Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?

I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni, perché un corpo corruttibile appesantisce l'anima e la tenda d'argilla grava la mente dai molti pensieri.

A stento ci raffiguriamo le cose terrestri, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi può rintracciare le cose del cielo?

Chi ha conosciuto il tuo pensiero, se tu non gli hai concesso la sapienza e non gli hai inviato il tuo santo spirito dall'alto?

Così furono raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra; gli uomini furono ammaestrati in ciò che ti è gradito; essi furono salvati per mezzo della sapienza".

 

Contemplatio

 

Un criterio della Pedagogia recita: “Sapere. Saper fare. Saper essere”.

Sapere: le competenze acquisite.

Saper fare: mettere in pratica le competenze con metodo.

Saper essere: è l’obiettivo; imparare a vivere.

Dal punto di vista della fede, il Popolo di Dio ‘scompone’ questo criterio nel seguente modo:

-         Saper essere: tutto parte dalla vita, dall’opportunità di questo dono unico e irripetibile.

-         Sapere e saper fare: rimangono le capacità attraverso le competenze acquisite e il metterle in pratica con metodo didattico, cioè realizzarle.

-         Saper stare con: questa è un’aggiunta necessaria. Perché chi vive la vita motivata dalle ‘competenze’ del Vangelo e le mette in pratica, sa essere membro costruttivo della comunità, del Popolo di Dio.

Questa è sapienza. Quella che viene “dall’alto”, che Dio stesso dona, perché è sua caratteristica.

Lo ‘stile’ di vita del discepolo di Gesù, consacrato a Lui, non può insegnare diversamente da ciò che vive. Quanto mai dunque è necessario vivere la sapienza per insegnare sapientemente.

Altrimenti, la presunzione della sapienza ingenera interessi personali, da cui le divisioni all’interno della comunità.

Meglio insegnare poco, con una vita sapiente e coerente al vangelo piuttosto che ‘pontificare’ pseudo-bravure inutili e incoerenti. Quanto nuoceremmo al Popolo di Dio!

 

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