Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la vostra esperienza e offrire servizi in linea con le vostre preferenze.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy

 

Chiesa Popolo di Dio

 

Lectio 8 – Lettera di Giacomo 3,1-12

 

A cura di don Giuseppe Fabbrini

 

Introduzione.

La Chiesa “Popolo di Dio”.

Nel Popolo ci sono i ‘maestri’. Coloro che sono deputati ad insegnare. Per dono (un genitore) per grazia (un ministro; un responsabile di gruppo, un catechista...). Chi è ‘maestro’ deve comprendere che ha in mano un servizio ecclesiale, non un privilegio o potere da gestire. Proprio perché ‘maestro’ dovrebbe essere perfetto e non errare nella parola per trarre altri in inganno!

Il Popolo di Dio è comunità e non può permettersi di avere nel suo seno divisioni prodotte dalle parole contro gli altri. Occorre innanzitutto essere maestri di se stessi: ciò avviene quando siamo costantemente discepoli dell’unico Maestro, Gesù. Da lui impariamo a vivere nelle parole la Parola.

 

Lectio

 

Dalla Lettera di Giacomo (3,1-12)

1] Fratelli miei, non vi fate maestri in molti, sapendo che noi riceveremo un giudizio più severo,

2] poiché tutti quanti manchiamo in molte cose. Se uno non manca nel parlare, è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo.

3] Quando mettiamo il morso in bocca ai cavalli perché ci obbediscano, possiamo dirigere anche tutto il loro corpo.

4] Ecco, anche le navi, benché siano così grandi e vengano spinte da venti gagliardi, sono guidate da un piccolissimo timone dovunque vuole chi le manovra.

5] Così anche la lingua: è un piccolo membro e può vantarsi di grandi cose. Vedete un piccolo fuoco quale grande foresta può incendiare!

6] Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell'iniquità, vive inserita nelle nostre membra e contamina tutto il corpo e incendia il corso della vita, traendo la sua fiamma dalla Geenna.

7] Infatti ogni sorta di bestie e di uccelli, di rettili e di esseri marini sono domati e sono stati domati dalla razza umana,

8] ma la lingua nessun uomo la può domare: è un male ribelle, è piena di veleno mortale.

9] Con essa benediciamo il Signore e Padre e con essa malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di Dio.

10] È dalla stessa bocca che esce benedizione e maledizione. Non dev'essere così, fratelli miei!

11] Forse la sorgente può far sgorgare dallo stesso getto acqua dolce e amara?

12] Può forse, miei fratelli, un fico produrre olive o una vite produrre fichi? Neppure una sorgente salata può produrre acqua dolce.

 

Meditatio

 

v.1. Fratelli miei, non vi fate maestri in molti, sapendo che noi riceveremo un giudizio più severo. Come capo riconosciuto, Giacomo è preoccupato che nelle comunità si polemizzi per iniziativa di qualcuno. Dietro le polemiche egli vede qualcosa di più profondo, cioè la pericolosa inclinazione dell’uomo a erigersi autonomo e presuntuoso ‘maestro’ degli altri. Certo che nella comunità ci sono i ‘maestri’, persone col carisma; ma non per questo devono intervenire continuamente. Ricordino costoro che avranno un giudizio più severo.

v.2. poiché tutti quanti manchiamo in molte cose. Se uno non manca nel parlare, è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo. Giacomo ora motiva l’ammonimento sul giudizio. Chi come ‘maestro’ interviene, è uno che parla; chi parla, lo dice l’esperienza, potrebbe ‘cadere nella parola’; vero è che noi tutti cadiamo-manchiamo in molte cose. Poiché tutti manchiamo, colui che non manca-sbaglia nel parlare, potrà essere considerato perfetto. Giacomo probabilmente richiama Proverbi 10,19: “Tra molte parole non manca qualche fallo; chi però domina la propria lingua, è savio”. Il pensiero sottinteso è: chi si presenta come maestro nella comunità cristiana, non deve errare nel parlare, non deve essere in errore, non deve pretendere di avere sempre ragione, di essere saccente.

vv. 3-4. Quando mettiamo il morso in bocca ai cavalli perché ci obbediscano, possiamo dirigere anche tutto il loro corpo. Ecco, anche le navi, benché siano così grandi e vengano spinte da venti gagliardi, sono guidate da un piccolissimo timone dovunque vuole chi le manovra. Due esempi per arrivare a dire che chi domina ciò che è piccolo, saprà dominare anche ciò che è grande. Chi col freno domina la bocca del cavallo, domina tutto il cavallo; chi tiene saldamente in mano il timone di una   nave, domina tutta la grande nave.

v.5. Così anche la lingua: è un piccolo membro e può vantarsi di grandi cose. Vedete un piccolo fuoco quale grande foresta può incendiare! Similmente la lingua è un piccolo membro con cui dovrebbe essere possibile dominare tutta l’attività del corpo; se così sarà, il maestro che parla risulterà perfetto. Invece Giacomo prelude al male della lingua mediante l’immagine del piccolo fuoco che può incendiare un grande bosco.

v.6. Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell'iniquità, vive inserita nelle nostre membra e contamina tutto il corpo e incendia il corso della vita, traendo la sua fiamma dalla Geenna. Anche la lingua è come un fuoco, come il mondo ingiusto, perché con le sue menzogne e calunnie rende impossibile una vera vita comunitaria. È un piccolo membro tra tutte le nostre membra, capace di incendiare il divenire (“corso della vita”). Nessuno può fermare il fuoco della lingua, perché è infernale, inestinguibile!

vv. 7-8. Infatti ogni sorta di bestie e di uccelli, di rettili e di esseri marini sono domati e sono stati domati dalla razza umana, ma la lingua nessun uomo la può domare: è un male ribelle, è piena di veleno mortale. L’uomo ha la capacità di dominare ogni animale (suddivisi in quattro gruppi: bestie, animali terrestri; uccelli; rettili; animali marini); ma nessun uomo può domare la lingua. La lingua è un male che nessuno può domare; la lingua è come un guizzante serpente velenoso.

vv. 9-12. Con essa benediciamo il Signore e Padre e con essa malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di Dio. È dalla stessa bocca che esce benedizione e maledizione. Non dev'essere così, fratelli miei! Forse la sorgente può far sgorgare dallo stesso getto acqua dolce e amara? Può forse, miei fratelli, un fico produrre olive o una vite produrre fichi? Neppure una sorgente salata può produrre acqua dolce. Con la lingua si loda Dio che è “Signore e Padre” nell’assemblea liturgica e nella preghiera. Con la stessa (!) lingua malediciamo l’uomo che non è una creatura qualsiasi, ma è stato creato ad immagine di Dio. Da qui l’ammonimento del v.10: ciò non deve accadere, fratelli. Poi Giacomo trae esempi dal mondo naturale che non è mai doppio: una sorgente non dà acqua dolce e amara al contempo; un fico non dà olive; una vite non dà fichi; una sorgente salata non dà acqua dolce.

 

Conclusione.

 

 

Alcune frasi di Papa Francesco che ben si addicono a questa pericope di Giacomo.

“Quando io sparlo, quando io faccio una critica ingiusta, quando io spello un fratello con la mia lingua, questo è uccidere la fama dell'altro. Anche le parole uccidono. Facciamo attenzione a questo”.

Chi commette questo peccato dimostra di essere leggero, poco attento alla Parola del Vangelo e, in fondo, insensibile al dolore altrui. E' l'identikit di un cristiano poco cristiano, da salotto, da pasticceria.

Più un cristiano è distaccato dalla Parola e dalla preghiera, più tende a essere condizionato da logiche che dovrebbero restare fuori dalla Chiesa: carrierismo, superficialità, ambizioni personali, superbia, gelosie, invidie.

Aveva ragione il teologo Haring che ai tempi del Concilio parlava di «clericas invidia», o Dante che definiva l’invidia «meretrice delle corti». Satana è il primo calunniatore della storia e da allora la sua attività non ha mai conosciuto soste, vacanze, né periodi di minore produttività. E' lui che ostacola l'unità. Ovunque. Non solo nella Chiesa. “E' lui che separa, che rovina i rapporti, che insinua pregiudizi, tutta opera del Diavolo».

“Fare chiacchiere è terrorismo perché quello che chiacchiera è come un terrorista che butta la bomba e se ne va, distrugge: con la lingua distrugge, non fa la pace. Ma è furbo, eh? Non è un terrorista suicida, no, no, lui si custodisce bene”

“Ogni volta che mi viene in bocca di dire una cosa che è seminare zizzania e divisione e sparlare di un altro…mordersi la lingua! Io vi assicuro. Che se voi fate questo esercizio di mordersi la lingua invece di seminare zizzania, i primi tempi si gonfierà così la lingua, ferita, perché il diavolo ci aiuta a questo perché è il suo lavoro, è il suo mestiere: dividere”.

 

Oratio

 

E per tutti coloro che hanno enormi difficoltà a rinunciare all’ultima parola Papa Francesco consiglia una preghiera da recitare e condividere con chi si trova nella medesima difficoltà: “Signore tu hai dato la tua vita, dammi la grazia di pacificare, di riconciliare. Tu hai versato il tuo sangue, ma che non mi importi che si gonfi un po’ la lingua se mi mordo prima di sparlare di altri”.

 

Contemplatio

 

Anche la mia lingua è una bestia selvatica indomabile. Quanto male può produrre a me e al Popolo di Dio!

Lodare e maledire: una contraddizione lacerante e mortale.

Abbiamo il compito che è anche dono, di custodire la vita del Popolo di Dio a partire dalla comunità in cui siamo inseriti e in cui viviamo la nostra consacrazione. Ciò non in teoria, ma in pratica concretissima: attraverso la comune unione con gli altri che ha come e fonte e culmine l’Eucaristia che è ‘comunione col Signore’ e col suo corpo le cui membra siamo noi.

Come possiamo permettere alla lingua mediante chiacchiere e maldicenze, porci contro gli altri; e, peggio, insinuare all’orecchio degli altri maldicenze contro terzi? Non capiamo che distruggendo la comunione distruggiamo anche noi stessi che di questa comunione siamo ‘membra vive’?

Occorre chiedere davvero la responsabilità di ogni parola!

 

*  *  *