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Chiesa Popolo di Dio

 

Lectio 7 – Lettera di Giacomo 2, 21-26

 

A cura di don Giuseppe Fabbrini

 

Introduzione.

La Chiesa “Popolo di Dio”.

Gesù risorto venne e “stette in mezzo” ai suoi. La Pasqua fonda la teologia di comunione della Chiesa Popolo di Dio.

Il Popolo di Dio non nasce dalla buona volontà dei singoli di unificarsi nella fede e nell’adorare il Signore, ma dall’incontro con Cristo, il Risorto, di cui ciascuno fa esperienza viva nella fede. Tutti ‘equidistanti’ dal Risorto, ciascuno in rapporto e unità a lui; come i punti di una circonferenza. E la circonferenza si scopre, come dono, Popolo.

Ma non basta.

Gesù Risorto dice ai suoi “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi” e soffia su di loro lo Spirito per l’annuncio missionario del Vangelo.

Il Popolo non nasce per essere statico, ma dinamico. La fede si manifesta attraverso le sue opere e le opere sono ‘come un sacramento’ che dimostrano la fede.

 

Lectio

 

Dalla Lettera di Giacomo (2,21-26)

20] Ma vuoi sapere, o insensato, come la fede senza le opere è senza calore?

21] Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull'altare?

22] Vedi che la fede cooperava con le opere di lui, e che per le opere quella fede divenne perfetta

23] e si compì la Scrittura che dice: E Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato a giustizia, e fu chiamato amico di Dio.

24] Vedete che l'uomo viene giustificato in base alle opere e non soltanto in base alla fede.

25] Così anche Raab, la meretrice, non venne forse giustificata in base alle opere per aver dato ospitalità agli esploratori e averli rimandati per altra via?

26] Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.

 

Meditatio

 

v.21. Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull'altare? La pericope precedente si concludeva con una domanda: “Ma vuoi sapere, o insensato, come la fede senza le opere è senza calore?” (Gc 2,20). Per rispondere, Giacomo prende da Genesi il primo esempio, mediante la storia di Abramo. Il quale viene definito “nostro padre”. Dio giustificò Abramo quando portò Isacco sull’altare per sacrificarlo. Proprio nella prontezza di Abramo di sacrificare il figlio a Dio, Giacomo vede il motivo della giustificazione. Nel suo ‘fare’, nel suo ‘obbedire’. Fare e obbedire che hanno come fondamento la fede di Abramo, ma vissuta concretamente, incarnata, storica.

vv.22-23. Vedi che la fede cooperava con le opere di lui, e che per le opere quella fede divenne perfetta [23] e si compì la Scrittura che dice: E Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato a giustizia, e fu chiamato amico di Dio. I versetti si riferiscono all’ipotetico ‘avversario’ nel dialogo di Giacomo: “Vedi”. Da questo primo esempio biblico si evince che la fede di Abramo cooperava con il suo agire concreto. Giacomo non contrappone le opere alla fede, ma offre la prova di un’unità inscindibile tra fede e opere. Ed è la fede a collaborare con le opere. Valore primario è dunque la fede! Inconcepibile sarebbe opere ‘oppure’ fede. Per Giacomo è possibile sono un insieme fede-opere; anzi, in Abramo la fede fu completata dalle opere. Perciò senza le opere la fede è un abbozzo, qualcosa di acerbo, di incompiuto. Solo con le opere la fede acquista la sua completezza e integrità.

Per Giacomo la fede è realtà dinamica: fede fiduciale e confessionale non è pienezza; questa è raggiunta mediante le opere dell’amore e di obbedienza a Dio.

Nella concreta prontezza di Abramo di offrire il figlio a Dio, in questa ‘opera’, si adempie la Scrittura: “Abramo ebbe fede in Dio” (Gen 15,6). L’opera di Abramo manifesta la sua fede, la sua obbedienza per fede ad agire secondo il comando di Dio. Ed è per questo che da Dio fu ‘giustificato’. Ed è per questo che Abramo riceve il titolo di “amico di Dio” (secondo il linguaggio biblico, “diletto di Dio”).

Così Giacomo con questo esempio dice all’ ‘avversario’: non capisci dunque che la fede motiva e sostiene le opere e le opere completano la fede? Sono dunque entrambe realtà inscindibili.

v.24. Vedete che l'uomo viene giustificato in base alle opere e non soltanto in base alla fede. Ora Giacomo enuncia il principio teologico, la regola generale, derivante dall’esempio di Abramo: l’uomo è giustificato in base alle opere e non solamente in base alla fede! Con ciò non indica che la fede da sola non abbia valore giustificante; e non indica che solo le opere abbiano valore giustificante; ma fede e opere stanno insieme in modo sinergico. Non contrapposte. Dio giustifica l’uomo per la sua fede, ma non soltanto per la fede, bensì per la sua fede dimostrata viva ed evidente attraverso le opere.

v.25. Così anche Raab, la meretrice, non venne forse giustificata in base alle opere per aver dato ospitalità agli esploratori e averli rimandati per altra via? Giacomo porta un secondo esempio tratto dalla Scrittura dal quale deduce che la fede senza opere è morta. Sorprende che accanto all’esempio di Abramo, si riporti il caso di Raab, prostituta. Ma nella tradizione giudaica, Raab occupa un posto importante a motivo del suo contegno nei confronti di Israele. Nel versetto non si dice nulla della fede di Raab, ma la presuppone; vuol confermare che le opere partecipano in modo decisivo al processo di giustificazione e non la fede soltanto. Le opere per le quali questa pagana fu giustificata sono: l’accoglienza in casa degli esploratori israeliti senza denunciarli; nell’avere resa possibile la fuga segreta da Gerico. La giustificazione per Raab fu la salvezza sua e di tutta la sua famiglia dalla distruzione della città.

v.26. Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta. È la sentenza conclusiva mediante paragone. Un a fede morta è come un cadavere e non ha portata salvifica, non può salvare. Le opere dell’amore hanno una fede viva e salvifica. (Perciò anche Raab ebbe fede, perché grazie alle sue opere si è salvata).

Conclusione.

Abramo e Raab; uno padre nella fede e amico di Dio; l’altra pagana, prostituta; entrambi giustificati da Dio poiché con le opere hanno dimostrato e vissuto la fede.

Un respiro grande di speranza. Possiamo iniziare dalla fiducia piena come Abramo; possiamo iniziare da un vissuto inquinato come Raab: ma se operiamo concretamente dimostrando nell’agire una fede viva, godiamo del ritrovarci ‘giustificati da Dio.

Così nel Popolo di Dio vivono tanti Abramo e tante Raab. Eppure il Popolo è ‘santo’, perché ‘di Dio’ che giustifica coloro che si adoperano nel mondo motivati dalla fede che è esperienza viva del Signore Risorto.

 

Oratio

 

Ti prego Padre per me e per il Popolo di cui sono ‘pietra viva’. Sostieni la fede che la Chiesa mi ha donato il giorno del Battesimo. Fede che mi unisce intimamente al Signore Risorto. Tuo Figlio fatto uomo, nella cui genealogia trovo Abramo, tuo amico, e Raab. E nella cui Storia di Salvezza oggi risulto anch’io.

Rendimi così forte nella fede da operare nella fede. E rendi le mie opere e quelle del tuo Popolo, come un segno della fede che le motiva. Perché chi beneficia delle opere d’amore, possa apprezzare e amare la fede che le motiva. Amen.

 

Contemplatio

 

Il Popolo di Dio vive nella storia e opera nella storia. Non come una ONLUS, ma con la certezza che nel suo DNA è l’esperienza concreta dell’incontro di ogni persona con il Signore Crocifisso e Risorto.

Per questo è Popolo di fede; di una fede non intellettuale e spiritualista, ma concreta, che si incarna nell’agire e l’operato la testimonia.

È Popolo di Speranza, perché le opere motivate dalla fede sono una speranza, una tensione verso Colui che perennemente viene e ‘sta in mezzo’.

È Popolo di Carità, perché attraverso le opere della fede mostra il sublime amore di Dio offerto nella Croce e nella Risurrezione di Cristo.

 

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