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Chiesa Popolo di Dio

Lectio 6 – Lettera di Giacomo 2, 14 – 20

 

A cura di don Giuseppe Fabbrini

 

Introduzione.

La Chiesa “Popolo di Dio”.

Il Popolo di Dio è Popolo della fede e dalla fede: vive della fede quale rapporto storico con Cristo, e nasce dalla fede, dall’incontro concreto con Cristo. Ma la fede non è solo ‘atto di fede’, dottrina, conoscenza; è vita e viva. Perciò si dimostra con la vita del Popolo stesso. Una fede senza opere darebbe al Popolo il carattere solamente spirituale o spiritualista, non concreto, non visibile, dunque non testimone.

 

Lectio

 

Dalla Lettera di Giacomo (2, 14-20)

14] Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo?

15] Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano

16] e uno di voi dice loro: "Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi", ma non date loro il necessario per il corpo, che giova?

17] Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa.

18] Al contrario uno potrebbe dire: Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede.

19] Tu credi che c'è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano!

20] Ma vuoi sapere, o insensato, come la fede senza le opere è senza calore?

 

Meditatio

 

v. 14. Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Giacomo apre ora una riflessione fondamentale. “Che giova”, cioè, quale ‘utilità’ ha la sola fede di fronte al giudizio (di cui ha parlato al v. 13) e per la definitiva salvezza (di cui ha parlato al v. 14)? Che ‘utilità’ affermare: Io ho la fede, ma non le opere? Giacomo dunque presenta chi dice “ho la fede” e non opera di conseguenza o non dà valore alle opere e pensa che la sola fede possa essere sufficiente per ottenere salvezza. Questo immaginario uomo può solo ‘dire’ di avere fede, perché non operando, non la rende manifesta.

Chi c’è dietro questo “uno che dice”? sicuramente una diatriba all’interno della comunità ad opera di chi pensava che la fede andasse vissuta personalmente e spiritualmente.

A questo “uno che dice”, Giacomo risponde con una domanda (tipica forma letteraria di diatriba): “Forse che la fede può salvarlo?”. E la domanda Giacomo la rivolge non all’avversario solo, ma a tutti i destinatari della Lettera. E già nella domanda c’è la risposta: la fede, se non è dimostrata viva, non può salvare dal giudizio.

vv. 15-16. Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: "Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi", ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? Con questi versetti viene presentato un ‘caso’ che mostra come la fede senza opere risulti inutile. Proprio come i bisognosi non ricavano nessun vantaggio da frasi pietose. Giacomo non a caso presenta questo ‘caso’ in virtù della predilezione dei poveri da parte di Gesù.

v.17. Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa. La conclusione viene ora offerta: la fede è morta in se stessa (infruttuosa) senza opere. Per Giacomo, dunque, è fede viva e vera quella che ‘ha delle opere’, cioè che si esercita praticamente nella vita, soprattutto mediante l’aiuto risolutivo verso il bisognoso.

v. 18. Al contrario uno potrebbe dire: Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede. Giacomo ora presenta un ‘altro’ che ha le ‘opere’ e si contrappone ad uno che ‘ha la fede’. Come dire: tu hai la fede e io ho le opere. Poi passa all’attacco: Mostrami la tua fede senza le opere ed io, dalle mie opere, ti mostrerò la mia fede. Come dire, ancora: Fammi vedere la tua fede, ma ti sarà difficile mostrarmi la tua fede senza le opere! Io invece, ti faccio vedere la fede dalle opere che compio. Le mie opere dimostrano la mia fede viva!

v. 19. Tu credi che c'è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano! E la discussione continua. Tu credi che esiste un solo Dio. Questo però non garantisce nulla. Infatti anche i demoni hanno una simile ‘fede’, sanno che esiste un solo Dio. E loro tremano (termine utilizzato per dire la reazione del demonio di fronte ad un esorcismo). I demoni tremano al pensiero di Dio, perché Lui può annientarli. Dunque la ‘sola fede’ non è utile per salvarsi.

v. 20 Ma vuoi sapere, o insensato, come la fede senza le opere è senza calore? A pensare come sopra si è insensati (vuoti), si deve infatti comprendere, al contrario, che la fede senza opere è ‘senza calore’, fredda, inutile.

Conclusione.

In riferimento al giudizio di Dio e alla salvezza, ora Giacomo affronta il discorso sulla fede. Non definisce la fede. Ma la considera come un sostegno (per esempio nella prova (cfr 1,3); base su cui muovere la preghiera (cfr 1,6); non abbinabile al culto della persona (cfr 2,1-5); non è concezione puramente intellettualistica, poiché realtà dinamica (nostri e seguenti versetti).

 

Oratio

 

Il Popolo di Dio vive concretamente la fede nel Signore. Nasce dall’incontro nella fede. Con il Popolo e a nome del Popolo, con le parole di Paolo VI, diciamo:

Signore, io credo: io voglio credere in Te.

O Signore, fa che la mia fede sia piena, senza riserve, e che essa penetri nel mio pensiero, nel mio modo di giudicare le cose divine e le cose umane.

O Signore, fa che la mia fede sia libera: cioè abbia il concorso personale della mia adesione, accetti le rinunce ed i doveri che essa comporta e che esprima l’apice decisivo della mia personalità: credo in Te, o Signore.

O Signore, fa che la mia fede sia certa; certa d’una sua esteriore congruenza di prove e d’una interiore testimonianza dello Spirito Santo, certa di una sua luce rassicurante, d’una sua conclusione pacificante, d’una sua assimilazione riposante.

O Signore, fa che la mia fede sia forte; non tema le contrarietà dei problemi, onde è piena l’esperienza della nostra vita avida di luce; non tema le avversità di chi la discute, la impugna, la rifiuta, la nega; ma si rinsaldi nell’intima prova della Tua verità, resista alla fatica della critica, si corrobori nella affermazione continua sormontante le difficoltà dialettiche e spirituali, in cui si svolge la nostra temporale esistenza.

O Signore, fa che la mia fede sia gioiosa e dia pace e letizia al mio spirito, e lo abiliti all’orazione con Dio e alla consacrazione con gli uomini, così che irradi nel colloquio sacro e profano l’interiore beatitudine del suo fortunato possesso.

O Signore, fa che la mia fede sia operosa e dia alla carità le ragioni della sua espansione morale, così che sia vera amicizia con Te e sia in Te nelle opere, nelle sofferenze, nell’attesa della rivelazione finale, una continua testimonianza, un alimento continuo di speranza.

O Signore, fa che la mia fede sia umile e non presuma fondarsi sull’esperienza del mio pensiero e del mio sentimento; ma si arrenda alla testimonianza dello Spirito Santo, e non abbia altra migliore garanzia che nella docilità alla Tradizione e all’autorità del Magistero della santa Chiesa. Amen.

 

Contemplatio

 

Chiesa di Dio, Popolo santo, pellegrino verso il Cielo. Sono parte di questa meravigliosa realtà che mi è donata nella fede e, a sua volta, mi dona la fede. Il giorno del Battesimo la fede della Chiesa mi è stata donata dalla Chiesa stessa. La fede di Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè; di Maria e Giuseppe, degli Apostoli, dei martiri e di tanti uomini e donne che nella vita hanno cercato e incontrato il Signore. Anche io come loro sono chiamato a professare la mia fede e viverla, permettendo alla fede di essere motivazione di vita.

La fede come unione con Cristo; io tralcio unito a Lui vite; io portatore dei frutti (le opere) che sono anche mie, perché di Cristo!

 

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