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Chiesa Popolo di Dio

Lectio 5 – Lettera di Giacomo 2, 1 – 13

 

A cura di don Giuseppe Fabbrini


Introduzione.

La Chiesa “Popolo di Dio”.

Giacomo pone davanti al Popolo uno scandalo che avviene spesso: la poca considerazione dei poveri e il culto spropositato alla personalità dei ricchi. Ci pone di fronte alla via di un buon esame di coscienza. A chi spetta il posto d’onore nelle nostre Liturgie? Che considerazione abbiamo dei poveri e dei ricchi? Criteri del parlare e dell’agire sull’argomento ci sono offerti dal comandamento dell’amore. Lo applichiamo veramente con tutti?

 

Lectio

 

Dalla Lettera di Giacomo (2,1-13)

1] Fratelli miei, non mescolate a favoritismi personali la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria.

2] Supponiamo che entri in una vostra adunanza qualcuno con un anello d'oro al dito, vestito splendidamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro.

3] Se voi guardate a colui che è vestito splendidamente e gli dite: "Tu siediti qui comodamente", e al povero dite: "Tu mettiti in piedi lì", oppure: "Siediti qui ai piedi del mio sgabello",

4] non fate in voi stessi preferenze e non siete giudici dai giudizi perversi?

5] Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri nel mondo per farli ricchi con la fede ed eredi del regno che ha promesso a quelli che lo amano?

6] Voi invece avete disprezzato il povero! Non sono forse i ricchi che vi tiranneggiano e vi trascinano davanti ai tribunali?

7] Non sono essi che bestemmiano il bel nome che è stato invocato sopra di voi?

8] Certo, se adempite il più importante dei comandamenti secondo la Scrittura: amerai il prossimo tuo come te stesso, fate bene;

9] ma se fate distinzione di persone, commettete un peccato e siete accusati dalla legge come trasgressori.

10] Poiché chiunque osservi tutta la legge, ma la trasgredisca anche in un punto solo, diventa colpevole di tutto;

11] infatti colui che ha detto: Non commettere adulterio, ha detto anche: Non uccidere. Ora se tu non commetti adulterio, ma uccidi, ti rendi trasgressore della legge.

12] Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà, perché

13] il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia; la misericordia invece ha sempre la meglio nel giudizio.

 

Meditatio

 

v.1. Fratelli miei, non mescolate a favoritismi personali la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria. La fede che contraddistingue i discepoli del Signore come pure tutto il Popolo di Dio, non deve cadere nelle logiche del mondo quali i favoritismi personali. Gli ‘amici degli amici’ non stanno bene nel Popolo di Dio! Il Popolo non ha nulla a che fare con lo ‘stampo mafioso’!

vv.2-4. Supponiamo che entri in una vostra adunanza qualcuno con un anello d'oro al dito, vestito splendidamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se voi guardate a colui che è vestito splendidamente e gli dite: "Tu siediti qui comodamente", e al povero dite: "Tu mettiti in piedi lì", oppure: "Siediti qui ai piedi del mio sgabello", non fate in voi stessi preferenze e non siete giudici dai giudizi perversi? Giacomo presenta un esempio efficace. Invitare un ‘ricco’ o una persona ragguardevole per l’anello e la veste splendida a sedersi in un posto ‘d’onore’; e invitare un povero vestito con abito logoro a sedersi ai piedi dello sgabello (cioè sul pavimento o sul poggiapiedi): è fare preferenze di persone. Ciò significa dare un giudizio. Il giudizio, però, non è giusto, poiché si basa non sulla persona, ma sui titoli o gli averi. Prima e al di là dei titoli c’è la persona la cui dignità è uguale nel ricco e nel povero. Lo sappiamo e ce lo diciamo: ma è poi così applicato nella realtà? Anche del Popolo di Dio? Mi viene da pensare: Sua Eminenza ai nostri occhi è vista come la vecchietta che con sacrificio viene a Messa? Il professore è guardato come l’analfabeta? Nel Popolo di Dio a tutti, dal Papa all’ultimo battezzato, va riconosciuta la stessa dignità. Altro è la funzione o il servizio.

v. 5. Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri nel mondo per farli ricchi con la fede ed eredi del regno che ha promesso a quelli che lo amano? Giacomo presenta un’implorazione: Ascoltare, fratelli miei carissimi! I sentimenti sopra citati costituiscono l’opposto dei sentimenti e del comportamento di Dio. Egli, infatti, ha scelto i poveri (= non interessanti nel mondo; coloro che non contano). Dio invece ha interesse per loro. Nella logica di Dio, ‘ricco’ non è chi ha l’anello al dito o la veste sontuosa, ma chi Dio stesso ha arricchito con la fede. Fede che è un dono, un’eredità promessa a coloro che sono capaci di amare Dio. Dunque, i poveri possono e sanno fattivamente amare Dio che li arricchisce perciò della fede.

vv.6-7. Voi invece avete disprezzato il povero! Non sono forse i ricchi che vi tiranneggiano e vi trascinano davanti ai tribunali? Non sono essi che bestemmiano il bel nome che è stato invocato sopra di voi? Giacomo fa il ‘punto della situazione’ sul comportamento dei ‘ricchi’ di beni: tiranneggiano, conducono in tribunale, bestemmiano (dunque non amano Dio) “il bel nome”: è il nome di Gesù invocato sulla persona nel momento del Battesimo. Sono persone noncuranti di tutto e di tutti, Dio compreso. Perché fanno leva sui loro averi, sul loro potere e non sui valori.

vv.8-9. Certo, se adempite il più importante dei comandamenti secondo la Scrittura: amerai il prossimo tuo come te stesso, fate bene; ma se fate distinzione di persone, commettete un peccato e siete accusati dalla legge come trasgressori. Se i cristiani disonorano il povero a favore del ricco nella loro assemblea comunitaria, trasgrediscono anche il comando di Dio che chiede a ciascuno di amare il prossimo come se stesso. Nella comunità anche se si amasse il povero, ma si esercitasse il culto della personalità del ricco, sarebbe assolutamente errato. Si viola il comandamento di Dio.

vv. 10-11. Poiché chiunque osservi tutta la legge, ma la trasgredisca anche in un punto solo, diventa colpevole di tutto; infatti colui che ha detto: Non commettere adulterio, ha detto anche: Non uccidere. Ora se tu non commetti adulterio, ma uccidi, ti rendi trasgressore della legge. Giacomo rafforza quanto sopra affermando che non è sufficiente dirsi ‘giusti’ se si osserva tutta la Legge a parte un comandamento. O tutto o niente. La Parola di Dio nei comandamenti è unica, unitaria. La volontà di Dio è unica, non la si può dividere. E nel decalogo, si manifesta l’indivisibile volontà di Dio.

vv. 12-13. Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà, perché il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia; la misericordia invece ha sempre la meglio nel giudizio. Il retto parlare e il retto agire è ciò che sta a cuore a Giacomo. “Parlate” (esortatevi) e “agite”: un giorno sarete giudicati mediante la legge della libertà (che è la rivelazione di Dio in Gesù). Perciò il comandamento dell’amore fornirà i criteri del parlare e dell’agire. Perciò non ci sarà misericordia verso i non misericordiosi.

Conclusione.

Da questi versetti emerge la consapevolezza che appartenere al Popolo di Dio non ci estranea dalla realtà, non è ideologia, ma vita piena. Il Popolo nasce ed è guidato e ispirato dalla Parola che non va solo udita e accolta, ma anche vissuta, il cui riverbero è la testimonianza. Con l’ulteriore consapevolezza che il senso della vita del Popolo è la Parola che genera la fede e a sua volta motiva ed eleva la vita storica.

 

Oratio

 

Il Popolo di Dio vive dell’incontro tra coloro che hanno incontrato personalmente Cristo e ne fanno viva esperienza e vivono la Parola di Dio sintetizzata e accorpata nel comandamento dell’amore.

Aiutaci, Signore, a guardare ogni persona, chiunque essa sia, con gli occhi dell’umanità e della fede.

Con lo sguardo umano riconosco in tutti la dignità della vita e l’essere ospiti dell’umanità (come lo sono io).

Con lo sguardo della fede, che è lo sguardo di Dio, ogni persona è soggetto per cui Gesù si è incarnato, è morto ed è risorto (come per me).

Come posso dunque nel Popolo di Dio, avere diversità di sguardo sulla persona? Come posso nutrire affetto per chi è titolato o abbiente; avere commiserazione e sguardo di ripugnanza verso chi non ha ‘carte in regola’ secondo la logica del mondo?

Purifica il mio guardare, Signore. E quando mi trovo di fronte ad ogni persona, fa’ che ricordi di dirmi: Come lo guarda il Signore?

 

Contemplatio

 

Il Popolo di Dio di cui sono ‘pietra viva’, non va avanti per titoli, denaro, lauree, onori. Vive nella fede e della fede, dell’incontro con Cristo. E questa è donata da Dio a coloro che lo amano.

Chi lo ama, lo riconosce, lo accetta, lo accoglie e sa che da Lui riceve. Dunque chi sa di non avere il tutto, ma di avere bisogno di tutto. Perciò il povero.

Non è fatto di poveri il Popolo di Dio? Tutti poveri, tutti bisognosi da Dio. Non contiene domande e richieste la preghiera dei poveri figli di Dio, il “Padre nostro”? E’ l’unica che ci ha insegnato Gesù e ci contraddistingue.

Come posso discriminare tra le persone?

Come posso dare una sede al ricco e il poggiapiedi o il pavimento al povero?

 

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