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Chiesa Popolo di Dio

 

Lectio 3 – Lettera di Giacomo 1, 12 – 18

 

A cura di don Giuseppe Fabbrini

 

Introduzione

La Chiesa “Popolo di Dio”.

Il Popolo che vive nei popoli vive nel mondo e spesso si trova di fronte a scelte che vengono imposte e non sono ‘da Dio’. Tali scelte (pensiamo ad alcune leggi degli Stati) possono essere per il Popolo di Dio e per il singolo cristiano una ‘tentazione’. Non è mai Dio a provocare le tentazioni, perché da Lui proviene solo ogni bene.

 

Lectio

 

Dalla Lettera di Giacomo (1,12-18)

12] Beato l'uomo che sopporta la tentazione, perché una volta superata la prova riceverà la corona della vita che il Signore ha promesso a quelli che lo amano.

13] Nessuno, quando è tentato, dica: "Sono tentato da Dio"; perché Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male.

14] Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce;

15] poi la concupiscenza concepisce e genera il peccato, e il peccato, quand'è consumato, produce la morte.

16] Non andate fuori strada, fratelli miei carissimi;

17] ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto e discende dal Padre della luce, nel quale non c'è variazione né ombra di cambiamento.

18] Di sua volontà egli ci ha generati con una parola di verità, perché noi fossimo come una primizia delle sue creature.

 

Meditatio

 

v. 12. Beato l'uomo che sopporta la tentazione, perché una volta superata la prova riceverà la corona della vita che il Signore ha promesso a quelli che lo amano. In altre parole: chi resiste a una tentazione, riceverà la corona della vita; la corona della perseveranza è la vita eterna. È una corona di vittoria e Dio l’ha promessa a coloro che lo amano. L’Autore sta scrivendo: Perseverate: ne vale la pena!

La tentazione si presenta a noi sotto le forme più svariate: a volte come attrattiva e desiderio di un qualcosa che in realtà ci è di danno, oppure come repulsione o disgusto verso qualcosa di moralmente buono e necessario alla nostra santificazione; altre volte come lentezza, negligenza o superficialità verso un nostro dovere oppure come precipitazione nel fare qualcosa che invece richiederebbe tempo e riflessione; ma le forme della tentazione sono davvero tantissime e toccano tutti i settori della vita morale: dovere del proprio stato, vita di preghiera, carità fraterna, purezza, giustizia, verità. La tentazione spesso provoca proprio nelle persone che sono desiderose di giungere alla santità un senso di malessere, di sofferenza, di stupore e a volte anche di scoraggiamento. In realtà, anche questa è una tentazione e forse è la più sottile e pericolosa perché inconsciamente nasce ed alimenta l’orgoglio. Il vero cristiano, adulto nella fede, non dovrebbe mai meravigliarsi della tentazione che invece può diventare un ottimo mezzo per crescere nell’umiltà facendoci riconoscere ciò che veramente siamo.

Il Popolo di Dio si trova nel mondo ‘tra’ i popoli, spesso controcorrente rispetto allo stile di vita dei popoli. Può succedere che ci si senta attratti da possibilità che non sono volontà di Dio: queste sono tentazioni. Se si riesce a non abbassare lo sguardo da ciò che Dio promette a coloro che lo amano, il Popolo saprà resistere alla tentazione e sarà ‘vittorioso’. L’appaga la perseveranza in quanto tale e ciò che Dio darà.

v. 13. Nessuno, quando è tentato, dica: "Sono tentato da Dio"; perché Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male. Pensando alla storia di Abramo e di Giobbe potremmo pensare che Dio è la causa delle tentazioni. Un cristiano potrebbe richiamarsi anche alla domanda del ‘Padre nostro’: “e non ci indurre in tentazione”. Avendo poi sperimentato che l’inclinazione al male appare connessa con la natura dell’uomo, viene da pensare che il Dio della creazione sia responsabile dei conflitti etici dell’uomo. Per distoglierci da tali opinioni, Giacomo respinge queste ipotesi del Dio causa delle tentazioni. Pensare che sia Dio a tentare l’uomo è ‘blasfema’, perché Dio non è tentato e non tenta nessuno.

v. 14. Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce; la provenienza delle tentazioni non è Dio, ma la concupiscenza propria la quale attrae, alletta, adesca la persona. È una forma seducente e pericolosa e l’uomo vi soccombe facilmente. Sgorga nell’intimo dell’uomo, ma è tuttavia distinta dal suo io, gli sta ‘di fronte’.

v. 15. poi la concupiscenza concepisce e genera il peccato, e il peccato, quand'è consumato, produce la morte. La via della concupiscenza passa sullo spazio del peccato e conduce ad una meta che è la morte. La concupiscenza concepisce e genera il peccato; e il peccato, quando è compiuto, giunge a compimento, produce la morte. La concupiscenza è come un utero materno; il suo feto è il peccato che vi cresce come un figlio; quando il figlio è cresciuto, è maturo, è cresciuto fio alla sua propria natura, genera la morte.

vv. 16-18. Non andate fuori strada, fratelli miei carissimi; ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto e discende dal Padre della luce, nel quale non c'è variazione né ombra di cambiamento. Di sua volontà egli ci ha generati con una parola di verità, perché noi fossimo come una primizia delle sue creature. Pensare dunque che Dio sia la fonte delle tentazioni è di gran lunga sbagliare strada. Un fratello di fede non deve andare fuori strada. Se Dio offre ogni buon regalo e ogni dono perfetto, la tentazione, la concupiscenza e la morte come conseguenza del peccato, non provengono da Lui. Dio è ‘padre della luce’ (probabilmente indica la reazione delle stelle) e ‘luce’ indica ciò che è buono, perciò da Dio possono provenire solo doni buoni. Egli non può cambiare; infatti in Lui non c’è mutazione, né oscuramento per alterazione. Siamo infatti voluti, amati, generati dalla parola di Dio che è verità e siamo destinasti ad essere ‘primizia delle sue creature’. Probabilmente si richiama il Battesimo che è rinascita, una nuova creazione, il quale è accettazione della Parola di verità, il Vangelo. Per Giacomo i cristiani sono l’inizio della nuova creazione. L’iniziativa di grazia è di Dio.

Conclusione

Da Giacomo abbiamo una risposta chiara per quanto riguarda le tentazioni che non provengono mai da Dio, ma dalla concupiscenza dell’uomo. Il Popolo di Dio, i cristiani, (ma ogni uomo e donna) sono invece beneficiari di ogni bene da parte di Dio. In virtù del Battesimo che avviene dall’accoglienza del Vangelo, ogni membro del Popolo di Dio è primizia della nuova creazione.

 

Oratio

 

Gesù ha detto: “Pregate per non entrare in tentazione” (Lc. 22, 40). Anche Gesù è stato tentato, così come sono stati tentati tutti i santi. La tentazione di fatto è inevitabile.

Il vero problema, allora, non è essere tentati, ma cedere alla tentazione. Di questo bisogna aver paura perché cedere alla tentazione equivale a cadere in peccato, cioè a perdere il bene più prezioso che abbiamo: lo stato di grazia. Purtroppo, l’esperienza della nostra estrema fragilità e debolezza ci dice che cedere alla tentazione è molto facile, anzi è la cosa più comune che ci possa capitare. Per questo Gesù ci invita a premunirci contro questo gravissimo rischio e lottare con tutti i mezzi possibili.

In particolare, Gesù comanda di vegliare e pregare per non cadere in tentazione. Questo significa che ci sono dei momenti in cui solo la preghiera e la vigilanza possono salvarci dal cadere. Purtroppo molti uomini e anche molti cristiani, pieni di sé e di orgoglio, certi della propria forza e della propria coerenza alle scelte fatte, non vogliono capirlo, come non l’hanno capito neppure i dodici apostoli che si sono addormentati invece di pregare. E così, anche soltanto per superficialità o presunzione, si continua a cedere alla tentazione senza opporvi la minima resistenza.

 

Contemplatio

 

Quando subisco la tentazione non devo certo pensare che sia Dio a mandarla. Nella sofferenza la tentazione è che Dio mi abbia abbandonato o mi metta alla prova: anche questa è tentazione e non proviene da Dio.

Da Lui è solo ogni bene e, tra i beni, è la forza di combattere nella tentazione e di vincerla. Non per mio merito, o mia capacità, ma in Cristo.

Una tentazione del Popolo di Dio è ‘essere come ogni altro popolo’. Ma non deve dimenticare, nei suoi membri, che è la ‘primizia della creazione’ per la vita nuova che ha ricevuto nel Battesimo.

Devo sempre ricordare, fare memoria viva del mio Battesimo che mi ha ammesso al Popolo di Dio e del quale sono divenuto corresponsabile. È la vita nuova del Battesimo che devo testimoniare per me e per gli altri.

 

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