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Chiesa Popolo di Dio

 

Lectio 2 – Lettera di Giacomo 1, 5 – 11

 

A cura di don Giuseppe Fabbrini

 

Introduzione.

La Chiesa “Popolo di Dio”.

Continuando l’ascolto della Parola attraverso la Lettera di Giacomo, sottolineiamo un criterio fondamentale che regge il Popolo di Dio: la Sapienza.

Dono di Dio, frutto dello Spirito, la Sapienza è da invocare come grazia personale e comunitaria.

Dall’Ebraico “hokmah” (=palazzo dell’acqua). Immaginiamo di essere nel deserto, assetati. Davanti agli occhi appare un palazzo. Si aprono le porte delle sue mura; vediamo all’interno una fonte abbondante d’acqua a cui possiamo accedere per dissetarci. È la Sapienza.

Dal Latino “sàpere” (=gustare). È la possibilità di gustare al palato il senso della vita, la comunione col Signore, la sua opera nella nostra vita. È la Sapienza.

 

Lectio

 

Dalla Lettera di Giacomo (1,5-11)

5] Se qualcuno di voi manca di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti generosamente e senza rinfacciare, e gli sarà data.

6] La domandi però con fede, senza esitare, perché chi esita somiglia all'onda del mare mossa e agitata dal vento;

7] e non pensi di ricevere qualcosa dal Signore

8] un uomo che ha l'animo oscillante e instabile in tutte le sue azioni.

9] Il fratello di umili condizioni si rallegri della sua elevazione

10] e il ricco della sua umiliazione, perché passerà come fiore d'erba.

11] Si leva il sole col suo ardore e fa seccare l'erba e il suo fiore cade, e la bellezza del suo aspetto svanisce. Così anche il ricco appassirà nelle sue imprese.

 

Meditatio

 

v. 5. Se qualcuno di voi manca di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti generosamente e senza rinfacciare, e gli sarà data.

Il Popolo di Dio è frutto della divina Sapienza. Tale Sapienza ha operato nella storia così come ce la narra la Costituzione “Lumen Gentium” del Concilio Vaticano II: “Tuttavia Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità.

Scelse quindi per sé il popolo israelita, stabilì con lui un'alleanza e lo formò lentamente, manifestando nella sua storia se stesso e i suoi disegni e santificandolo per sé. Tutto questo però avvenne in preparazione e figura di quella nuova e perfetta alleanza da farsi in Cristo, e di quella più piena rivelazione che doveva essere attuata per mezzo del Verbo stesso di Dio fattosi uomo. (…). Cristo istituì questo nuovo patto cioè la nuova alleanza nel suo sangue (cfr. 1 Cor 11,25), chiamando la folla dai Giudei e dalle nazioni, perché si fondesse in unità non secondo la carne, ma nello Spirito, e costituisse il nuovo popolo di Dio. Infatti i credenti in Cristo, essendo stati rigenerati non di seme corruttibile, ma di uno incorruttibile, che è la parola del Dio vivo (cfr. 1 Pt 1,23), non dalla carne ma dall'acqua e dallo Spirito Santo (cfr. Gv 3,5-6), costituiscono «una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo tratto in salvo... Quello che un tempo non era neppure popolo, ora invece è popolo di Dio» (1 Pt 2,9-10)”. Questo popolo messianico ha per capo Cristo; ha per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali dimora lo Spirito Santo come in un tempio; ha per legge il nuovo precetto di amare come lo stesso Cristo ci ha amati; ha per fine il regno di Dio. “Come già l'Israele secondo la carne peregrinante nel deserto viene chiamato Chiesa di Dio (Dt 23,1 ss.), così il nuovo Israele dell'era presente, che cammina alla ricerca della città futura e permanente (cfr. Eb 13,14), si chiama pure Chiesa di Cristo (cfr. Mt 16,18)” (LG 9).

Il Popolo di Dio vive dunque per e della Sapienza di Dio. E ogni suo membro beneficia del dono sapienziale, da chiedere continuamente.

vv. 6-8. La domandi però con fede, senza esitare, perché chi esita somiglia all'onda del mare mossa e agitata dal vento; e non pensi di ricevere qualcosa dal Signore un uomo che ha l'animo oscillante e instabile in tutte le sue azioni.

La divina Sapienza non è la risultante di una sommatoria di esperienze umane, ma è dono di Dio; uno dei doni dello Spirito Santo. Perciò è da chiedere con fede e dalla fede non si disgiunge. Ci conduce a conoscere l’amore di Dio, a lasciarci amare da Dio, a contemplare l’amore di Dio. Ecco perché Giacomo ci esorta a non essere altalenanti o ‘fluttuanti’ come l’onda del mare mossa e agitata dal vento. La fede richiede fedeltà e realizza un cuore ‘compatto’, una compattezza interiore nel credente; per combattere l’animo oscillante e le instabili azioni. Con questa ‘compattezza’, solidità, fermezza, possiamo chiedere la divina Sapienza. Ne risulterà, nei singoli membri, e nell’intero corpo ecclesiale del Popolo di Dio, la solidità nonostante le avversità della storia.

vv. 9-11. Il fratello di umili condizioni si rallegri della sua elevazione e il ricco della sua umiliazione, perché passerà come fiore d'erba. Si leva il sole col suo ardore e fa seccare l'erba e il suo fiore cade, e la bellezza del suo aspetto svanisce. Così anche il ricco appassirà nelle sue imprese.

Il Popolo di Dio non è formato da ‘situazioni di vita omologate’: c’è l’uomo di umili condizioni e c’è il ricco, il dotto e l’analfabeta, il grande e il piccolo, il conosciuto e lo sconosciuto. Chi si arrocca sui suoi titoli, sul prestigio, sull’avere, sarà come un fiore destinato a seccarsi dalla luce del sole. E dire che il fiore del sole vive! Ma ‘quel’ fiore ha altre fonti di luce, o almeno così crede.

Nel Popolo di Dio, tutti i membri sono amati, eletti, perché hanno la dignità dei “fratelli”.

Essere fratelli indica almeno due realtà: primo, che la dignità è uguale e va riconosciuta, stimata e custodita, rispettata da tutti; secondo, che se un fratello ‘ha di più’ in averi o prestigio, serva per l’utilità di tutti. Così il fratello che ha meno si eleva; e il fratello che ha più, vive con umiltà. Anche questo progetto è frutto della divina Sapienza.

 

Conclusione.

 

 

È la divina Sapienza che da sempre ha pensato e formato il Popolo di Dio. E il Popolo vive di Sapienza, perciò la invoca e quotidianamente la chiede a Dio.

La Sapienza viene dall’alto e mi porta a ‘pensare alto’. Aiuta a progettare il quotidiano nella logica della speranza e mi fa porre i passi di ogni momento e l’esito di ogni scelta e di ogni gesto nelle mani di Dio.

 

Oratio

 

La preghiera è guidata dalla Parola stessa. Preghiamo con la Parola; preghiamo la Parola.

Dal Libro della Sapienza (9,1-18).

Dio dei padri e Signore di misericordia, che tutto hai creato con la tua parola, che con la tua sapienza hai formato l'uomo, perché domini sulle creature fatte da te, e governi il mondo con santità e giustizia e pronunzi giudizi con animo retto, dammi la sapienza, che siede in trono accanto a te e non mi escludere dal numero dei tuoi figli, perché io sono tuo servo e figlio della tua ancella, uomo debole e di vita breve, incapace di comprendere la giustizia e le leggi. Se anche uno fosse il più perfetto tra gli uomini, mancandogli la tua sapienza, sarebbe stimato un nulla. Con te è la sapienza che conosce le tue opere, che era presente quando creavi il mondo; essa conosce che cosa è gradito ai tuoi occhi e ciò che è conforme ai tuoi decreti. Inviala dai cieli santi, mandala dal tuo trono glorioso, perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica e io sappia ciò che ti è gradito.

Essa infatti tutto conosce e tutto comprende, e mi guiderà prudentemente nelle mie azioni e mi proteggerà con la sua gloria.

Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni, perché un corpo corruttibile appesantisce l'anima e la tenda d'argilla grava la mente dai molti pensieri. A stento ci raffiguriamo le cose terrestri, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi può rintracciare le cose del cielo? Chi ha conosciuto il tuo pensiero, se tu non gli hai concesso la sapienza e non gli hai inviato il tuo santo spirito dall'alto? Così furono raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra; gli uomini furono ammaestrati in ciò che ti è gradito; essi furono salvati per mezzo della sapienza.

 

Contemplatio

 

Leggo la mia vita alla luce dei doni del Signore.

Quando nel Popolo di Dio, la Chiesa, trovo la via per amare il Signore e vivere con onestà la mia umanità, ho trovato il “palazzo dell’acqua”, la Sapienza.

Quando sento la mano del Signore che tiene stretta la mia mano e mi conduce e mi accompagna; quando mi sento ‘tassello vivo’ del Popolo di Dio; quando sento il fascino del Signore che sorregge la mia consacrazione a Lui, “gusto” la pienezza e la bellezza della mia vita. Anche quando non corrispondo pienamente o sento il peso della mia vulnerabilità. Ho trovato la Sapienza.

Perciò la invoco ogni giorno, l’amo, la custodisco.

 

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