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Chiesa Popolo di Dio

Lectio 1 – Lettera di Giacomo 1, 1 – 8

 

A cura di don Giuseppe Fabbrini

Introduzione

La Chiesa “Popolo di Dio”

Il modello ecclesiologico “Popolo di Dio” è stato scelto dal Concilio Ecumenico Vaticano II (cfr. Lumen Gentium) per indicare appunto la Chiesa.

È ‘modello’ proveniente dalla Scrittura; dice plasticamente la realtà ‘Chiesa’ indicandone la sua storicità, il soggetto storico (Popolo), ma anche il suo mistero insito (di Dio). Poiché proveniente dalla tradizione biblica, è anche modello ecumenico, accettabile dai fratelli Ortodossi e Protestanti.

Propongo per la Lectio la Lettera di Giacomo. Dalla quale trarremo i criteri che individuano il Popolo di Dio, i criteri ecclesiali che lo configurano.

 

Lectio

 

Dalla Lettera di Giacomo (1,1-8)

 

1] Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo, alle dodici tribù disperse nel mondo, salute.

2] Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove,

3] sapendo che la prova della vostra fede produce la pazienza.

4] E la pazienza completi l'opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla.

 

Meditatio

 

1] Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo, alle dodici tribù disperse nel mondo, salute.

L’Autore pone il suo nome.

Forse si tratta di Giacomo “fratello del Signore” che ha svolto un ruolo rilevante nella comunità di Gerusalemme, morto martire per mano dei Giudei nell’anno 62. Distinto da Giacomo “figlio di Zebedeo” che Erode fece perire nel 44. Forse è il Giacomo “figlio di Alfeo”.

Gli studiosi protendono per la prima segnalazione; una Lettera scritta alla fine del I e all’inizio del II secolo per mano di discepoli di quel Giacomo.

È scritta in un Greco ‘alto’.

Giacomo (il cui nome ebraico significa “egli si afferra al calcagno”) si definisce “servo” di Dio e di Gesù (douloi Theou) così come Mosè, Davide, Giosuè. Essere “servo” indica il rapporto speciale di servizio rispetto a Dio e a Cristo: in tal modo prendono autorevolezza in Dio e in Cristo le parole della Lettera.

Mittente sono le “dodici tribù disperse nel mondo”. Potrebbe indicare le persone venute alla fede che sono nel mondo in diaspora, perché la patria vera dei cristiani è nei cieli. Più facilmente indica delle comunità cristiane precise fuori del territorio di Palestina; e ciò che è fuori dalla terra santa è ‘diaspora’. Per altro, lo scritto in Greco, indirizza la Lettera da Gerusalemme a coloro che sono di altra Lingua e nazionalità, in altre terre.

12 tribù. In giudaismo, come confederazione di 12 tribù, aveva cessato di esistere dal 722. Per Giacomo le “12 tribù” sono la realtà Chiesa-Popolo di Dio formulata da Cristo Messia. La Chiesa è il Popolo delle 12 tribù, l’Israele escatologico del tempo messianico della salvezza.

 

 

2] Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove,

3] sapendo che la prova della vostra fede produce la pazienza.

Giacomo chiama i destinatari della Lettera “miei fratelli” indicando così una soggiacente comunione.

L’Autore sa che i fratelli subiscono prove. Tali prove (che siano tentazioni o persecuzioni) mettono ‘alla prova’ la fede. Poiché non è sufficiente una sola-fede, ma una fede incarnata, vissuta, provata, le ‘prove’ sono un banco di verifica della fede stessa. Perciò Giacomo esorta alla ‘perfetta letizia’ anche nelle prove.

La gioia dei provati non è gioia per le prove, ma per riuscire a vincere le prove stesse e non soccombervi o perdere la fede.

La gioia del credente è giustificata dal fatto che la tentazione superata come mezzo di verifica della fede stessa, produce la pazienza. Proprio come l’oro è provato nel crogiuolo; così le prove provano la genuinità e la fermezza delle fede stessa.

Intendiamo la ‘pazienza’ come una speranza verso l’incompiuto: tendo a vivere con perseveranza sapendo che non sono mai arrivato: dunque devo continuare ad avere pazienza e perseveranza.

 

 

4] E la pazienza completi l'opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla.

Tale pazienza non è fine a se stessa, ma completa un’opera nella persona perché sia perfetta ed integra. L’opera perfetta è l’uomo che vive unito a Cristo. “La gloria di Dio è l’uomo vivente” scrive Ireneo. Non si tratta di perfezione intra mondana, ma di perfezione escatologica. La fede provata produce dunque una via di perfezione che avrà l’esito in Dio in cui nulla manca.

 

 

Conclusione

L’esordio della Lettera di Giacomo fornisce dei criteri ecclesiali che iniziano a definire il Popolo di Dio.

È formato da ‘servi’ del Signore che tra loro si indicano come fratelli. È criterio di comunione di identità e compito. Siamo fratelli non per volerci bene e basta, ma per servire insieme, attraverso la nostra fraternità, il Signore.

È un Popolo non individuabile tra i popoli della terra, ma “nei” popoli della terra (non è come il popolo italiano tra l’americano e l’africano; ma c’è nei popoli italiano, americano e africano). Perciò è come in diaspora sulla terra, un cammino continuo verso quella Patria che è nei cieli. Qui è ospite nell’umanità, come ogni umano è ospite.

Motivazione del Popolo di Dio è la fede quale esperienza concreta, storica, incarnata dell’incontro con Cristo. Una fede evidente per la testimonianza e, quindi, soggetta alle prove. Prove che sono superate grazie alla fede stessa che si mette in gioco.

Una fede provata che opera una raffinamento nell’uomo, un cammino di perseveranza e pazienza, un cammino di perfezione che si avrà nel Signore.

 

Oratio

 

A questo Popolo appartengo anch’io, ne sono pietra viva.

La mia preghiera è perché ogni membro del Popolo di Dio quale pietra viva, poggi su Cristo, pietra angolare e di fondamento.

La mia preghiera per il Popolo di Dio è perché viva sempre nella comunione fraterna e di questa dia buona testimonianza.

La mia preghiera per il Popolo di Dio è per scoprire la gioia dell’appartenenza anche nei momenti di prova.

La mia preghiera per il Popolo di Dio è perché ogni suo membro si senta santamente orgoglioso di perseverare con pazienza nel cammino quotidiano verso il giorno “senza tramonto”.

 

Contemplatio

 

Leggo ora la mia storia in riferimento alle parole della Parola.

Contemplo la grazia del Battesimo che mi ha immesso nel Popolo di Dio.

Contemplo i momenti in cui la prova si è presentata a me e con la grazia del Signore e motivata dalla fede la prova è stata superata o almeno non mi ha schiacciata; anzi, ha rafforzato la mia fede.

Leggo con gli occhi di Dio la mia vocazione nel Popolo di Dio.

 

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