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Lectio divina sul libro dell’esodo

a cura di fr. Pier Giorgio M. Di Domenico OSM

VI I Lectio anno 2016 -17

Esodo 32-34

            La profondità teologica di questi tre capitoli, di cui affrontiamo ora la lettura, comporta alcune difficoltà, dovute soprattutto all’incoerenza (almeno per noi) dell’ordine della narrazione. L’autore sacro aveva davanti molto materiale di diversa provenienza e perciò non sempre di facile sistematizzazione. È possibile, comunque, individuare tre linee di pensiero, dalle quali cerco di ricavare solo qualche spunto per la riflessione e l’approfondimento personale.  

I. La violazione dell’alleanza: castigo, mediazione di Mosè, perdono (Es 32, 1-35; 34, 1-4.10-28)

1. Esodo 32, 1-35

1Il popolo, vedendo che Mosè tardava a scendere dal monte, fece ressa intorno ad Aronne e gli disse: «Fa’ per noi un dio che cammini alla nostra testa, perché a Mosè, quell’uomo che ci ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, non sappiamo che cosa sia accaduto». 2Aronne rispose loro: «Togliete i pendenti d’oro che hanno agli orecchi le vostre mogli, i vostri figli e le vostre figlie e portateli a me». 3Tutto il popolo tolse i pendenti che ciascuno aveva agli orecchi e li portò ad Aronne. 4Egli li ricevette dalle loro mani, li fece fondere in una forma e ne modellò un vitello di metallo fuso. Allora dissero: «Ecco il tuo Dio, o Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto!». 5Ciò vedendo, Aronne costruì un altare davanti al vitello e proclamò: «Domani sarà festa in onore del Signore». 6Il giorno dopo si alzarono presto, offrirono olocausti e presentarono sacrifici di comunione. Il popolo sedette per mangiare e bere, poi si alzò per darsi al divertimento. 7Allora il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito. 8Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: “Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto”». 9Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervice. 10Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione».11Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto con grande forza e con mano potente? 12Perché dovranno dire gli Egiziani: “Con malizia li ha fatti uscire, per farli perire tra le montagne e farli sparire dalla terra”? Desisti dall’ardore della tua ira e abbandona il proposito di fare del male al tuo popolo. 13Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: “Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno per sempre”». 14Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo. 15Mosè si voltò e scese dal monte con in mano le due tavole della Testimonianza, tavole scritte sui due lati, da una parte e dall’altra. 16Le tavole erano opera di Dio, la scrittura era scrittura di Dio, scolpita sulle tavole. 17Giosuè sentì il rumore del popolo che urlava e disse a Mosè: «C’è rumore di battaglia nell’accampamento». 18Ma rispose Mosè: «Non è il grido di chi canta: “Vittoria!”. Non è il grido di chi canta: “Disfatta!”. Il grido di chi canta a due cori io sento». 19Quando si fu avvicinato all’accampamento, vide il vitello e le danze. Allora l’ira di Mosè si accese: egli scagliò dalle mani le tavole, spezzandole ai piedi della montagna. 20Poi afferrò il vitello che avevano fatto, lo bruciò nel fuoco, lo frantumò fino a ridurlo in polvere, ne sparse la polvere nell’acqua e la fece bere agli Israeliti. 21Mosè disse ad Aronne: «Che cosa ti ha fatto questo popolo, perché tu l’abbia gravato di un peccato così grande?». 22Aronne rispose: «Non si accenda l’ira del mio signore; tu stesso sai che questo popolo è incline al male. 23Mi dissero: “Fa’ per noi un dio che cammini alla nostra testa, perché a Mosè, quell’uomo che ci ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, non sappiamo che cosa sia accaduto”. 24Allora io dissi: “Chi ha dell’oro? Toglietevelo!”. Essi me lo hanno dato; io l’ho gettato nel fuoco e ne è uscito questo vitello». 25Mosè vide che il popolo non aveva più freno, perché Aronne gli aveva tolto ogni freno, così da farne oggetto di derisione per i loro avversari. 26Mosè si pose alla porta dell’accampamento e disse: «Chi sta con il Signore, venga da me!». Gli si raccolsero intorno tutti i figli di Levi. 27Disse loro: «Dice il Signore, il Dio d’Israele: “Ciascuno di voi tenga la spada al fianco. Passate e ripassate nell’accampamento da una porta all’altra: uccida ognuno il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il proprio vicino”». 28I figli di Levi agirono secondo il comando di Mosè e in quel giorno perirono circa tremila uomini del popolo. 29Allora Mosè disse: «Ricevete oggi l’investitura dal Signore; ciascuno di voi è stato contro suo figlio e contro suo fratello, perché oggi egli vi accordasse benedizione».
30Il giorno dopo Mosè disse al popolo: «Voi avete commesso un grande peccato; ora salirò verso il Signore: forse otterrò il perdono della vostra colpa». 31Mosè ritornò dal Signore e disse: «Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d’oro. 32Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato... Altrimenti, cancellami dal tuo libro che hai scritto!». 33Il Signore disse a Mosè: «Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me. 34Ora va’, conduci il popolo là dove io ti ho detto. Ecco, il mio angelo ti precederà; nel giorno della mia visita li punirò per il loro peccato». 35Il Signore colpì il popolo, perché aveva fatto il vitello fabbricato da Aronne.

            Siamo di fronte a quello che possiamo chiamare il “peccato originale” di Israele (e il peccato che è all’origine di ogni nostro peccato): appena sigillata l’alleanza, si verifica una grave ribellione. Israele non riconosce come suo Dio e Signore colui che lo ha creato come popolo libero. Molti studiosi ritengono il racconto come appartenente al tempo dello scisma di Geroboamo, che stabilì un culto al Signore sotto forma di un toro, in conformità ai costumi cananei. A questo “peccato originale” del regno scismatico fa spesse volte riferimento il libro dei Re (cfr. per esempio 1Re 22, 33; 2Re 2, 3; 13, 2). Un autore posteriore avrebbe poi proiettato il peccato dello scisma al tempo delle peregrinazioni di Israele nel deserto. Si può anche supporre, però, che viene qui conservato il ricordo di un grave peccato compiuto nel deserto, raccontato secondo la forma dello scisma di Geroboamo. Ci troviamo comunque in una tradizione antica come è testimoniata da Ez 20, dove si racconta la storia delle infedeltà di Israele, a cominciare dall’epoca del deserto («gli Israeliti si ribellarono contro di me nel deserto: essi non camminarono secondo i miei decreti, disprezzarono le mie leggi, che bisogna osservare perché l’uomo viva» -v. 13) e dal Salmo 106, 19-20 («Si fabbricarono un vitello sull’Oreb,/si prostrarono a un’immagine di metallo fuso;/scambiarono la loro gloria/con la figura di un toro che mangia fieno»).

            Mosè è assente e tarda a ritornare. La sua assenza è uguale all’assenza di Dio. Per il popolo Mosè è «quell’uomo che ci ha fatto uscire dalla terra d’Egitto» (Es 32, 1): un’affermazione grave che rinnega Dio come il vero salvatore e addossa a Mosè la responsabilità dell’uscita dall’Egitto. Per il popolo la liberazione dalla schiavitù è stata una impresa colpevole: si stava bene dove si era.

            Il popolo si rivolge ad Aronne che ordina di portare tutti gli ornamenti d’oro, per fonderli e farne il modello di un vitello di metallo fuso. Il Signore, però, aveva ordinato: «non fatevi accanto a me dei d’argento e dei d’oro: non fatene neppure per voi» (Es 20, 23). I profeti e la Scrittura condannano la trasgressione del precetto che vieta di farsi immagini del Signore (cfr. Is 42, 17; Os 8, 6; Dt 9, 16; Ne 9, 18).

«Allora il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito. 8Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato!» (Es 32, 7-8). Dio prende le distanze dal popolo e ne ripete la grave affermazione: il popolo non è più suo, è quello che Mosè ha fatto uscire dall’Egitto. Ma Dio pronuncia un’altra parola che già prelude a un cambiamento: «Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori» (Es 32, 10). “Lascia”: è come se Dio sottoponesse la sua decisione di castigare il popolo all’approvazione di Mosè. Se Mosè lascerà che l’ira divina si scateni, di lui Dio farà un grande popolo. Mosè però non vuole abbandonare il suo popolo e presenta a Dio due argomenti a favore di Israele. Il primo, meno importante, è legato alla buona fama del Signore: si potrebbe pensare che egli ha agito con malizia. Il secondo argomento, quello decisivo, ricorda che la liberazione non è iniziata in Egitto, ma con l’uscita di Abramo, cioè è fondata sulla parola di Dio, parola irrevocabile. Allora «il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo» (Es 32, 14). Altre volte nell’Antico Testamento si parla di un “pentimento” o di un “cambiamento” di Dio. Qui è la preghiera di Mosè a provocare tale mutamento nei propositi di Dio. In Ger 18, 7; 26, 13 e Gn 3,10 è la conversione della persona o di un intero popolo. In realtà Dio non cambia, è sempre uguale: è la preghiera o la conversione della nostra vita a cambiare in noi l’immagine di Dio, che è sempre amore misericordioso. Mosè non ha “lasciato” che l’ira divina tutto distruggesse: la sua pietà per il popolo ha vinto perché è la stessa pietà di Dio.

Mosè allora «si voltò e scese dal monte con in mano le due tavole della Testimonianza, tavole scritte sui due lati, da una parte e dall’altra» (Es 32, 15). Molto bello il commento esegetico di Rabbi Giosuè ben Levi (III secolo d.C.): «non leggere harût [scritte], ma leggi herût che vuol dire libertà, perché non c’è uomo più libero di quello che si applica allo studio della legge». Davvero è solo l’applicazione alla Parola di Dio a liberarci da tutte le nostre piccinerie e i nostri attaccamenti, a infonderci un più ampio respiro, a metterci in comunione profonda con il mondo intero. Quando prendo in mano la Scrittura, nel tempo che io ho stabilito nel corso della giornata, interrompo ogni altra attività e mi ritiro in un luogo solitario per dedicarmi solo alla lettura e all’incontro con il Signore, tutto il resto viene ridimensionato, le relazioni con gli altri sono viste in altra luce, le preoccupazioni – alcune inutili – che mi assillano, perdono di importanza.

Il popolo non ha compreso che la legge del Signore è una legge di libertà e di vita. Perciò le tavole sono spezzate e il vitello, nel quale era stata posta la fiducia, è ridotto in polvere, che Mosè sparge nell’acqua e fa bere agli israeliti: una sorta di «acqua di maledizione» (cfr. Nm 5, 22-27) che penetra nei corpi dei colpevoli per denunciarne e castigarne il peccato. A differenza di Mosè, Aronne cerca di dichiararsi innocente, gettando sul popolo tutta la colpa. C’è qui, forse, una velata polemica contro un sacerdozio che non sa rimanere all’altezza del suo compito?

Dio perdona, ma il perdono non lascia impuniti: la punizione è conseguenza dello stesso allontanamento da Dio. In questa situazione di smarrimento e di sofferenza c’è ancora la preghiera di Mosè: «Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d’oro. Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato... Altrimenti, cancellami dal tuo libro che hai scritto!» (Es 32, 31-32). La solidarietà con il popolo e la condivisione della sua sorte sembrano avere un valore più grande del rapporto stesso con Dio; ma è proprio qui, in questa fedeltà tenace, che si trova Dio.

Es 34, 1-4 1Il Signore disse a Mosè: «Taglia due tavole di pietra come le prime. Io scriverò su queste tavole le parole che erano sulle tavole di prima, che hai spezzato. 2Tieniti pronto per domani mattina: domani mattina salirai sul monte Sinai e rimarrai lassù per me in cima al monte. 3Nessuno salga con te e non si veda nessuno su tutto il monte; neppure greggi o armenti vengano a pascolare davanti a questo monte». 4Mosè tagliò due tavole di pietra come le prime; si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.

Esodo 34, 10-28 10Il Signore disse: «Ecco, io stabilisco un’alleanza: in presenza di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai compiute in nessuna terra e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l’opera del Signore, perché terribile è quanto io sto per fare con te. 11Osserva dunque ciò che io oggi ti comando. Ecco, io scaccerò davanti a te l’Amorreo, il Cananeo, l’Ittita, il Perizzita, l’Eveo e il Gebuseo. 12Guàrdati bene dal far alleanza con gli abitanti della terra nella quale stai per entrare, perché ciò non diventi una trappola in mezzo a te. 13Anzi distruggerete i loro altari, farete a pezzi le loro stele e taglierete i loro pali sacri. 14Tu non devi prostrarti ad altro dio, perché il Signore si chiama Geloso: egli è un Dio geloso. 15Non fare alleanza con gli abitanti di quella terra, altrimenti, quando si prostituiranno ai loro dèi e faranno sacrifici ai loro dèi, inviteranno anche te: tu allora mangeresti del loro sacrificio. 16Non prendere per mogli dei tuoi figli le loro figlie, altrimenti, quando esse si prostituiranno ai loro dèi, indurrebbero anche i tuoi figli a prostituirsi ai loro dèi. 17Non ti farai un dio di metallo fuso. 18Osserverai la festa degli Azzimi. Per sette giorni mangerai pane azzimo, come ti ho comandato, nel tempo stabilito del mese di Abìb: perché nel mese di Abìb sei uscito dall’Egitto. 19Ogni essere che nasce per primo dal seno materno è mio: ogni tuo capo di bestiame maschio, primo parto del bestiame grosso e minuto. 20Riscatterai il primo parto dell’asino mediante un capo di bestiame minuto e, se non lo vorrai riscattare, gli spaccherai la nuca. Ogni primogenito dei tuoi figli lo dovrai riscattare. Nessuno venga davanti a me a mani vuote. 21Per sei giorni lavorerai, ma nel settimo riposerai; dovrai riposare anche nel tempo dell’aratura e della mietitura.

22Celebrerai anche la festa delle Settimane, la festa cioè delle primizie della mietitura del frumento, e la festa del raccolto al volgere dell’anno. 23Tre volte all’anno ogni tuo maschio compaia alla presenza del Signore Dio, Dio d’Israele. 24Perché io scaccerò le nazioni davanti a te e allargherò i tuoi confini; così quando tu, tre volte all’anno, salirai per comparire alla presenza del Signore tuo Dio, nessuno potrà desiderare di invadere la tua terra. 25Non sacrificherai con pane lievitato il sangue della mia vittima sacrificale; la vittima sacrificale della festa di Pasqua non dovrà restare fino al mattino.

26Porterai alla casa del Signore, tuo Dio, il meglio delle primizie della tua terra.
Non cuocerai un capretto nel latte di sua madre». 27Il Signore disse a Mosè: «Scrivi queste parole, perché sulla base di queste parole io ho stabilito un’alleanza con te e con Israele». 8Mosè rimase con il Signore quaranta giorni e quaranta notti, senza mangiar pane e senza bere acqua. Egli scrisse sulle tavole le parole dell’alleanza, le dieci parole.

L’alleanza infranta comincia ad essere rinnovata. Mosè prepara le tavole su cui Dio o anche Mosè scriverà «le dieci parole». L’alleanza con il Signore esclude ogni altra alleanza politica o di parentela con gli abitanti di Canaan. Conformarsi al mondo significa violare il primo dei comandamenti: «Tu non devi prostrarti ad altro dio, perché il Signore si chiama Geloso: egli è un Dio geloso» (Es 34, 14). Seguono gli altri comandamenti: divieto delle immagini (34, 17), azzimi e primogeniti (34, 18-20), osservanza del sabato (34, 21), le feste annuali (34, 22-24), la pasqua (34, 25), offerte e primizie (34, 26-27).

                        II. Annuncio del prossimo cammino. Una diversa presenza di Dio. Es 33, 1-6.12-17; 34, 29-35       

Esodo 33, 1-6 1Il Signore parlò a Mosè: «Su, sali di qui tu e il popolo che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, verso la terra che ho promesso con giuramento ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe, dicendo: “La darò alla tua discendenza”. 2Manderò davanti a te un angelo e scaccerò il Cananeo, l’Amorreo, l’Ittita, il Perizzita, l’Eveo e il Gebuseo. 3Va’ pure verso la terra dove scorrono latte e miele. Ma io non verrò in mezzo a te, per non doverti sterminare lungo il cammino, perché tu sei un popolo di dura cervice». 4Il popolo udì questa triste notizia e tutti fecero lutto: nessuno più indossò i suoi ornamenti. 5Il Signore disse a Mosè: «Riferisci agli Israeliti: “Voi siete un popolo di dura cervice; se per un momento io venissi in mezzo a te, io ti sterminerei. Ora togliti i tuoi ornamenti, così saprò che cosa dovrò farti”». 6Gli Israeliti si spogliarono dei loro ornamenti dal monte Oreb in poi.

Il popolo ha peccato e non ha dato ancora segni di reale pentimento. Perciò il Signore non viene in mezzo al popolo che non potrebbe sostenere una presenza così diversa dal suo modo di vivere e di sentire. La gelosia di Dio è come un fuoco che consuma: «Hanno paura in Sion i peccatori, lo spavento si è impadronito degli empi: “Chi di noi può abitare presso un fuoco divorante? Chi di noi può abitare tra fiamme perenni?”» (Is 33, 14). Dio manderà un angelo che protegge e insieme attesta la sua distanza. Il popolo fa penitenza, depone le vesti e gli oggetti della festa, prende coscienza del suo peccato e inizia così un cammino di ritorno a Dio per sentirlo ancora vicino.

Esodo 33, 12-17 12Mosè disse al Signore: «Vedi, tu mi ordini: “Fa’ salire questo popolo”, ma non mi hai indicato chi manderai con me; eppure hai detto: “Ti ho conosciuto per nome, anzi hai trovato grazia ai miei occhi”. 13Ora, se davvero ho trovato grazia ai tuoi occhi, indicami la tua via, così che io ti conosca e trovi grazia ai tuoi occhi; considera che questa nazione è il tuo popolo». 14Rispose: «Il mio volto camminerà con voi e ti darò riposo». 15Riprese: «Se il tuo volto non camminerà con noi, non farci salire di qui. 16Come si saprà dunque che ho trovato grazia ai tuoi occhi, io e il tuo popolo, se non nel fatto che tu cammini con noi? Così saremo distinti, io e il tuo popolo, da tutti i popoli che sono sulla faccia della terra». 17Disse il Signore a Mosè: «Anche quanto hai detto io farò, perché hai trovato grazia ai miei occhi e ti ho conosciuto per nome».

Mosè chiede due cose al Signore: che insegni al popolo la via e che lo accompagni nel viaggio. Richieste accolte, perché Mosè ha trovato grazia agli occhi di Dio e Dio lo conosce per nome. Per amore di lui il Signore si rivolge ancora al popolo, si fa compagno di viaggio. È la grazia che distingue Israele da tutti gli altri popoli: infatti «quale grande nazione ha la divinità così vicina a sé, come il Signore nostro Dio è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo?» (Dt 4, 7).  

Esodo 34,29-33 29Quando Mosè scese dal monte Sinai – le due tavole della Testimonianza si trovavano nelle mani di Mosè mentre egli scendeva dal monte – non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con lui. 30Ma Aronne e tutti gli Israeliti, vedendo che la pelle del suo viso era raggiante, ebbero timore di avvicinarsi a lui. 31Mosè allora li chiamò, e Aronne, con tutti i capi della comunità, tornò da lui. Mosè parlò a loro. 32Si avvicinarono dopo di loro tutti gli Israeliti ed egli ingiunse loro ciò che il Signore gli aveva ordinato sul monte Sinai. 33Quando Mosè ebbe finito di parlare a loro, si pose un velo sul viso. 

A contatto con la luce del Signore, anche Mosè diventa luminoso. Il contatto con Dio lo trasfigura. Non solo nella sua parola, con la quale istruisce il popolo, risuona la voce stessa di Dio, ma in tutta la sua persona si riflette la luce divina. Il fenomeno della luminosità si ripeterà nella tenda dell’incontro.

           

III. Il rapporto di Mosè con Dio. Es 33, 7-11; 33, 18-23; 34, 6-7

Esodo 33, 7-11. 7Mosè prendeva la tenda e la piantava fuori dell’accampamento, a una certa distanza dall’accampamento, e l’aveva chiamata tenda del convegno; appunto a questa tenda del convegno, posta fuori dell’accampamento, si recava chiunque volesse consultare il Signore. 8Quando Mosè usciva per recarsi alla tenda, tutto il popolo si alzava in piedi, stando ciascuno all’ingresso della sua tenda: seguivano con lo sguardo Mosè, finché non fosse entrato nella tenda. 9Quando Mosè entrava nella tenda, scendeva la colonna di nube e restava all’ingresso della tenda, e parlava con Mosè. 10Tutto il popolo vedeva la colonna di nube, che stava all’ingresso della tenda, e tutti si alzavano e si prostravano ciascuno all’ingresso della propria tenda. 11Il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come uno parla con il proprio amico. Poi questi tornava nell’accampamento, mentre il suo inserviente, il giovane Giosuè figlio di Nun, non si allontanava dall’interno della tenda.

Esodo 34, 34-35    34Quando entrava davanti al Signore per parlare con lui, Mosè si toglieva il velo, fin quando non fosse uscito. Una volta uscito, riferiva agli Israeliti ciò che gli era stato ordinato. 35Gli Israeliti, guardando in faccia Mosè, vedevano che la pelle del suo viso era raggiante. Poi egli si rimetteva il velo sul viso, fin quando non fosse di nuovo entrato a parlare con il Signore.

                       Dio non sta in mezzo all’accampamento, eppure non è lontano: per sentirne la presenza bisogna però muoversi verso di lui, è necessaria la volontà di incontrarlo. Mosè ha un ingresso privilegiato alla tenda dove il Signore parla con lui «faccia a faccia, come uno parla con il proprio amico» (Es 33, 11). Il popolo segue i movimenti di Mosè in riverente silenzio. L’esempio di colui che lo guida all’incontro con Dio suscita il desiderio di percorrere lo stesso cammino di luce: «Guardate a lui e sarete raggianti» (Sal 34, 6).

         Esodo 33, 18-23

 18Gli disse: «Mostrami la tua gloria!». 19Rispose: «Farò passare davanti a te tutta la mia bontà e proclamerò il mio nome, Signore, davanti a te. A chi vorrò far grazia farò grazia e di chi vorrò aver misericordia avrò misericordia». 20Soggiunse: «Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo». 21Aggiunse il Signore: «Ecco un luogo vicino a me. Tu starai sopra la rupe: 22quando passerà la mia gloria, io ti porrò nella cavità della rupe e ti coprirò con la mano, finché non sarò passato. 23Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non si può vedere».

Esodo 34, 5-9


5Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. 6Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, 7che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione». 8Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. 9Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».

Incoraggiato certamente dal rapporto amichevole con il Signore, Mosè si spinge a chiedere: «mostrami la tua gloria!» (Es 33, 18). Cioè: non solo ascoltare, ma anche vedere; non solo il nome (cfr. Es 3, 14), ma la persona stessa. Richiesta impossibile -anche se in certe condizioni, come si è visto, è stata accolta- «perché nessun uomo può vedermi e restare vivo» (Es 33, 20). Dio però viene in un certo modo incontro a questa richiesta audace (e forse proprio perché è audace): «quando passerà la mia gloria, io ti porrò nella cavità della rupe e ti coprirò con la mano, finché non sarò passato. Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non si può vedere» (Es 33, 22-23). Un passaggio fugace, una presenza sentita con intensità; se ne scorgono i segni luminosi e poi tutto ritorna come prima. E la ricerca del volto di Dio continua, nel ripetersi incessante dei giorni sempre uguali, illuminati dal desiderio ardente di Mosè: mostrami la tua gloria! È il desiderio della fede, il desiderio che tiene vivo il nostro amore e dà forza alla nostra speranza.

Dio parla e realizza quanto è stato chiesto in 33, 19-23, spiegando il senso del suo nome. La tradizione ebraica legge qui tredici middot, cioè attributi divini che formano una specie di litania. Sono qualità che comprendono e insieme superano la relazione di alleanza: tutto si deve alla pura misericordia di Dio. Mosè ne è consapevole e perciò prega ancora una volta: «che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità» (Es 34, 9).

Dio è presente nella via, nella nube, nella tenda, sulla montagna. Presente soprattutto nell’esperienza profonda di ciascuno di noi. I capitoli che abbiamo letto raccontano l’incontro di Mosè con il Signore: un incontro privilegiato che diventa solidarietà totale con il popolo. Mosè sale solitario verso Dio e ritorna pieno di luce verso i fratelli. Doni anche a noi Dio il desiderio di appartenere solo a Lui per diventare fratelli e sorelle di ogni persona.