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Lectio divina sul libro dell’esodo

a cura di fr. Pier Giorgio M. Di Domenico OSM

VI Lectio anno 2016 -17

Esodo 28-31

Del Signore è la terra e quanto contiene,

l’universo e i suoi abitanti

(Salmo 24, 1)

Esodo 28

1Fa’ avvicinare a te, in mezzo agli Israeliti, Aronne tuo fratello e i suoi figli con lui, perché siano miei sacerdoti: Aronne, Nadab e Abiu, Eleàzaro e Itamàr, figli di Aronne. 2Farai per Aronne, tuo fratello, abiti sacri, per gloria e decoro. 3Parlerai a tutti gli artigiani più esperti, che io ho riempito di uno spirito di saggezza, ed essi faranno gli abiti di Aronne per la sua consacrazione e per l’esercizio del sacerdozio in mio onore. 4E questi sono gli abiti che faranno: il pettorale e l’efod, il manto, la tunica ricamata, il turbante e la cintura. Faranno vesti sacre per Aronne, tuo fratello, e per i suoi figli, perché esercitino il sacerdozio in mio onore. 5Useranno oro, porpora viola e porpora rossa, scarlatto e bisso.

Non è possibile farsi un’immagine precisa delle vesti e degli ornamenti del sacerdote. Ma questo non è tanto importante; quello che ci interessa è l’idea religiosa che li pervade. Gli abiti, che esprimono «gloria e decoro» (28, 2), servono a separare l’ambito sacro da quello profano, sono il segno della consacrazione e del servizio sacerdotale. Sono confezionati dagli «artigiani più esperti» che Dio ha riempito «di uno spirito di saggezza» (28, 3). Alcuni hanno una funzione specifica, come i calzoni, usati per motivi di decenza (cfr. 28, 42-43), o i sonagli (cfr. 28, 34-35) che vogliono indicare la presenza del Signore e forse hanno anche una funzione apotropaica, cioè di tener lontani gli spiriti maligni. Di un valore particolare sono invece le pietre e la lamina d’oro sulla fronte di Aronne.

6Faranno l’efod con oro, porpora viola e porpora rossa, scarlatto e bisso ritorto, artisticamente lavorati. 7Avrà due spalline attaccate alle due estremità e in tal modo formerà un pezzo ben unito. 8La cintura per fissarlo, che sta sopra di esso, sarà della stessa fattura e sarà d’un sol pezzo: sarà intessuta d’oro, di porpora viola e porpora rossa, scarlatto e bisso ritorto. 9Prenderai due pietre di ònice e inciderai su di esse i nomi dei figli d’Israele: 10sei dei loro nomi sulla prima pietra e gli altri sei nomi sulla seconda pietra, in ordine di nascita. 11Inciderai le due pietre con i nomi dei figli d’Israele, seguendo l’arte dell’intagliatore di pietre per l’incisione di un sigillo; le inserirai in castoni d’oro. 12Fisserai le due pietre sulle spalline dell’efod, come memoriale per i figli d’Israele; così Aronne porterà i loro nomi sulle sue spalle davanti al Signore, come un memoriale. 13Farai anche i castoni d’oro 14e due catene d’oro puro in forma di cordoni, con un lavoro d’intreccio; poi fisserai le catene a intreccio sui castoni.

Due pietre di onice erano poste sull’efod, l’abito del sommo sacerdote formato di tre parti: il pettorale o efod propriamente detto, la cintura e le giunture omerali. Il pettorale era di stoffa di lino finissimo di quattro colori - giacinto, porpora, scarlatto e lino bianchissimo -, trapunta di fili d'oro, e divisa in due zone cadenti una sul petto e l'altra a tergo. La cintura, della medesima stoffa variegata del pettorale, e a esso congiunta, serviva a fissarlo attorno alla vita, a modo di elegante sciarpa (cfr. 28, 8.27.28). Le giunture omerali o spalline avevano ciascuna una pietra d'onice incastonata in oro, «come memoriale per i figli d’Israele; così Aronne porterà i loro nomi sulle sue spalle davanti al Signore, come un memoriale» (28, 12).


15Farai il pettorale del giudizio, artisticamente lavorato, di fattura uguale a quella dell’efod: con oro, porpora viola, porpora rossa, scarlatto e bisso ritorto. 16Sarà quadrato, doppio; avrà una spanna di lunghezza e una spanna di larghezza. 17Lo coprirai con un’incastonatura di pietre preziose, disposte in quattro file. Prima fila: una cornalina, un topazio e uno smeraldo; 18seconda fila: una turchese, uno zaffìro e un berillo; 19terza fila: un giacinto, un’àgata e un’ametista; 20quarta fila: un crisòlito, un’ònice e un diaspro. Esse saranno inserite nell’oro mediante i loro castoni. 21Le pietre corrisponderanno ai nomi dei figli d’Israele: dodici, secondo i loro nomi, e saranno incise come sigilli, ciascuna con il nome corrispondente, secondo le dodici tribù. 22Sul pettorale farai catene in forma di cordoni, lavoro d’intreccio d’oro puro. 23Sul pettorale farai anche due anelli d’oro e metterai i due anelli alle estremità del pettorale. 24Metterai le due catene d’oro sui due anelli alle estremità del pettorale. 25Quanto alle altre due estremità delle catene, le fisserai sui due castoni e le farai passare sulle due spalline dell’efod nella parte anteriore. 26Farai due anelli d’oro e li metterai sulle due estremità del pettorale, sul suo bordo che è dall’altra parte dell’efod, verso l’interno. 27Farai due altri anelli d’oro e li metterai sulle due spalline dell’efod in basso, sul suo lato anteriore, in vicinanza del punto di attacco, al di sopra della cintura dell’efod. 28Si legherà il pettorale con i suoi anelli agli anelli dell’efod mediante un cordone di porpora viola, perché stia al di sopra della cintura dell’efod e perché il pettorale non si distacchi dall’efod. 29Così Aronne porterà i nomi dei figli d’Israele sul pettorale del giudizio, sopra il suo cuore, quando entrerà nel Santo, come memoriale davanti al Signore, per sempre. 30Unirai al pettorale del giudizio gli urìm e i tummìm. Saranno così sopra il cuore di Aronne quando entrerà alla presenza del Signore: Aronne porterà il giudizio degli Israeliti sopra il suo cuore alla presenza del Signore, per sempre.

Allo stesso intento, come aggiunta inscindibile dell'efod, sul petto e fissato alle spalline con catenelle e anelli d'oro, stava il pettorale del giudizio, tessuto doppio come una borsa, nel quale stavano gli urim e i tummim, mezzi per consultare il Signore circa la sua volontà e le sorti delle tribù e del popolo: «Saranno così sopra il cuore di Aronne quando entrerà alla presenza del Signore: Aronne porterà il giudizio degli Israeliti sopra il suo cuore alla presenza del Signore, per sempre» (28, 30). Le pietre del pettorale sono tutte diverse e sono disposte in quattro file di tre: rappresentano le dodici tribù, diverse tra loro ma unite in fraternità.

Le due pietre delle spalline e il pettorale sono «un memoriale davanti al Signore» (28, 12.29): un’espressione che ricorre altre volte nella Scrittura. In Esodo, al capitolo 30, a proposito dell’imposta per il censimento, si dice che tutto il denaro sarà impiegato per il servizio della tenda del convegno: «esso sarà per gli Israeliti come un memoriale davanti al Signore per il riscatto delle vostre vite» (Es 30, 16). In Nm 10,10: «anche nei vostri giorni di gioia, nelle vostre solennità e al principio dei vostri mesi, suonerete le trombe quando offrirete olocausti e sacrifici di comunione: esse vi ricorderanno davanti al vostro Dio»; Nm 31, 54: «Mosè e il sacerdote Eleazaro presero l’oro dei capi di migliaia e di centinaia e lo portarono nella tende del convegno come memoriale per gli Israeliti davanti al Signore». Nelle liturgie solenni del sacerdote Simone si suonavano le trombe e si udiva il loro suono potente «come richiamo davanti all’Altissimo» (Sir 50, 16).

Dobbiamo ricordarci del Signore, ma abbiamo anche il compito di ravvivare al Signore la memoria di noi; il memoriale, cioè, si rivolge contemporaneamente al Signore e a noi, così che le due parti (Dio e noi) possono essere insieme soggetto e oggetto. Un bel passo di questo nostro impegno di memoria presso il Signore è Is 62, 6-7: «Voi, che rammentate le promesse al Signore, non prendetevi mai riposo, finché non abbia ristabilito Gerusalemme e finché non l’abbia resa il vanto della terra». Non dobbiamo venir meno in questa sorta di ufficio di “segreteria” presso il Signore: come suoi segretari, gli ricordiamo l’impegno di fedeltà e di amore che Egli ha assunto nei nostri riguardi. Come figli suoi, gli chiediamo di non dimenticarsi di darci sempre il pane di cui abbiamo bisogno. Certo: abbiamo questo diritto di ravvivare la memoria del Signore se custodiamo fedelmente la sua parola. Allora soltanto possiamo chiedergli: ricordati, Signore, di realizzare presto questa parola in cui confidiamo.

31Farai il manto dell’efod, tutto di porpora viola, 32con in mezzo la scollatura per la testa; il bordo attorno alla scollatura sarà un lavoro di tessitore come la scollatura di una corazza, che non si lacera. 33Farai sul suo lembo melagrane di porpora viola, di porpora rossa e di scarlatto, intorno al suo lembo, e in mezzo disporrai sonagli d’oro: 34un sonaglio d’oro e una melagrana, un sonaglio d’oro e una melagrana intorno all’orlo inferiore del manto. 35Aronne l’indosserà nelle funzioni sacerdotali e se ne sentirà il suono quando egli entrerà nel Santo alla presenza del Signore e quando ne uscirà. Così non morirà.

            Il Siracide, amante delle cerimonie del culto e delle vesti liturgiche, descrive con entusiasmo l’abito di Aronne: «All’orlo della sua veste pose melagrane e numerosi campanelli d’oro all’intorno, che suonassero al muovere dei suoi passi, diffondendo il tintinnio nel tempio, come richiamo per i figli del suo popolo» (Sir 45, 9).

La melagrana in Nm 13, 33 è il segno dell’abbondanza dei frutti della valle di Escol. In Dt 8, 8 si trova nell’elenco dei prodotti della terra promessa, che è un «paese di frumento, di orzo, di viti, di fichi e di melograni; paese di ulivi, di olio e di miele». Gli ebrei si lamentano nel deserto perché non hanno più fichi, vigne e melograni (cfr. Nm 20, 5). Cfr. anche 1Sam 14, 2 (il re Saul si riposa «al limitare di Gabaa sotto il melograno che si trova in Migròn»). Le melagrane cucite sul lembo del mantello del sommo sacerdote rappresentano perciò la benedizione di Dio sul popolo. Quando la terra è privata dei suoi frutti più belli, vuol dire che non si gode più della sua benedizione, perché l’abbiamo abbandonato (cfr. Gl 1, 12 e Ag 2, 19). Il simbolismo particolare della melagrana ricorre anche nella decorazione del tempio. Sui capitelli bronzei delle colonne di ingresso del tempio di Gerusalemme sono scolpite ghirlande di melograni. Per le opere di edificazione del tempio Salomone aveva chiamato da Tiro Chiram, «dotato di grande capacità tecnica, di intelligenza e di talento, esperto in ogni genere di lavoro in bronzo» (1Re 7, 14), il quale «fece melagrane su due file intorno al reticolato per coprire i capitelli sopra le colonne … c’erano capitelli sopra le colonne … essi contenevano duecento melagrane in fila intorno ad ogni capitello … Chiram terminò tutte le commissioni del re Salomone per il tempio del Signore … le quattrocento melagrane sui due reticolati, due file di melagrane per ciascun reticolato» (1Re 7, 18-20.42; 2Cr 3, 16; 4, 13). Le colonne con le melagrane andarono distrutte insieme al tempio durante la conquista di Gerusalemme (587 a.C.), come ricorda con profonda tristezza 2Re 25, 17. Il loro ricordo è ancora nell’ultimo capitolo del libro di Geremia, un’aggiunta che intende mostrare come le parole del profeta si siano realizzate. Vi si parla delle due colonne, di cui una era alta diciotto cubiti (poco più di sette metri) e con una circonferenza di dodici cubiti (cinque metri circa), vuota all’interno: «su di essa c’era un capitello di bronzo e l’altezza del capitello era di cinque cubiti [due metri]; tutto intorno al capitello c’erano un reticolato per lato e melagrane; così era anche l’altra colonna. Le melagrane erano novantasei: tutte le melagrane intorno al reticolato ammontavano a cento» (52, 22-23). Per Tobiale melagrane rientrano nella lista dei frutti che venivano offerti nel tempio: «Davo anche ai leviti che erano allora in funzione a Gerusalemme le decime del grano, del vino, dell’olio, delle melagrane, dei fichi e degli altri frutti» (1, 7).

Da ricordare infine che la melagrana diventa simbolo dell’amore nel Cantico dei cantici (cfr. 4, 3.13; 6, 7.11; 7, 13; 8, 2). Una ricerca interessante sul significato simbolico di questo frutto potrebbe essere lo studio delle raffigurazioni della “Madonna della melagrana” (cfr. Leonardo, Botticelli, Jacopo della Quercia, Pinturicchio e altri).


36Farai una lamina d’oro puro e vi inciderai, come su di un sigillo, “Sacro al Signore”. 37L’attaccherai con un cordone di porpora viola al turbante, sulla parte anteriore. 38Starà sulla fronte di Aronne; Aronne porterà il carico delle colpe che potranno commettere gli Israeliti, in occasione delle offerte sacre da loro presentate. Aronne la porterà sempre sulla sua fronte, per attirare su di loro il favore del Signore.
39Tesserai la tunica di bisso. Farai un turbante di bisso e una cintura, lavoro di ricamo.
40Per i figli di Aronne farai tuniche e cinture. Per loro farai anche berretti per gloria e decoro. 41Farai indossare queste vesti ad Aronne, tuo fratello, e ai suoi figli. Poi li ungerai, darai loro l’investitura e li consacrerai, perché esercitino il sacerdozio in mio onore. 42Farai loro inoltre calzoni di lino, per coprire la loro nudità; dovranno arrivare dai fianchi fino alle cosce. 43Aronne e i suoi figli li indosseranno quando entreranno nella tenda del convegno o quando si avvicineranno all’altare per officiare nel santuario, perché non incorrano in una colpa che li farebbe morire. È una prescrizione perenne per lui e per i suoi discendenti.

           

            La lamina d’oro (lett. fiore) che Aronne ha sulla fronte, è un segno della consacrazione e insieme uno strumento di riconciliazione per le infrazioni e i peccati del popolo. «Aronne porterà il carico delle colpe che potranno commettere gli Israeliti» (Es 28, 38). Anche Aronne è responsabile della colpa del popolo, ma la sua responsabilità non arriva fino a soffrire personalmente al posto degli altri, come avverrà per il Servo del Signore (cfr. Is 53, 10-12). È comunque importante tener presente che la consacrazione non è mai un fatto individuale, ma comporta necessariamente un cambiamento nella relazione con gli altri.

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ESODO 29

            Il capitolo descrive il rito della consacrazione sacerdotale di Aronne (cfr. Lv 8). Prima la vestizione della tunica, del manto, dell’efod, del pettorale, l’imposizione del turbante con il diadema sacro; poi l’unzione con l’olio. Sono consacrati anche i figli di Aronne. Il sacerdozio apparterrà ad Aronne e ai figli «per decreto perenne» (29, 9): è un sacerdozio ereditario. Si immola poi un giovenco (29, 10-14): non tutto viene bruciato sull’altare, «la carne del giovenco, la sua pelle e i suoi escrementi li brucerai fuori dell’accampamento perché si tratta di un sacrificio per il peccato» (v. 14). Segue l’olocausto di un primo ariete (29, 15-18). Dal sacrificio del secondo ariete - «l’ariete dell’investitura» - si prende parte del sangue e lo si pone «sul lobo dell’orecchio destro di Aronne, sul lobo dell’orecchio destro dei suoi figli, sul pollice della loro mano destra e sull’alluce del loro piede destro» (29, 20); il resto del sangue vie sparso intorno all’altare e spruzzato su Aronne e sui figli e sulle loro vesti, «così sarà consacrato lui con le sue vesti e, insieme con lui, i suoi figli con le loro vesti» (29, 20-21). Le vesti di Aronne passeranno, dopo di lui, ai suoi figli, «che se ne rivestiranno per ricevere l’unzione e l’investitura» (29, 29). «Prenderai il grasso dell’ariete: la coda, il grasso che copre le viscere, il lobo del fegato, i due reni, con il grasso che vi è sopra, e la coscia destra, perché è l’ariete dell’investitura. Prenderai anche un pane rotondo, una focaccia all’olio e una schiacciata dal canestro di azzimi deposto davanti al Signore. Metterai il tutto sulle palme di Aronne e sulle palme dei suoi figli e farai compiere il rito di elevazione davanti al Signore. Riprenderai ogni cosa dalle loro mani e la farai bruciare sull’altare, insieme all’olocausto, come profumo gradito davanti al Signore: è un’offerta consumata dal fuoco in onore del Signore. Prenderai il petto dell’ariete dell’investitura di Aronne e lo presenterai con rito di elevazione davanti al Signore: diventerà la tua porzione.  Consacrerai il petto con il rito di elevazione e la coscia con il rito di innalzamento, prelevandoli dall’ariete dell’investitura: saranno di Aronne e dei suoi figli. Dovranno appartenere ad Aronne e ai suoi figli, come porzione loro riservata dagli Israeliti, in forza di legge perenne. Perché è un prelevamento, un prelevamento cioè che gli Israeliti dovranno operare in tutti i loro sacrifici di comunione, un prelevamento dovuto al Signore. […] Poi prenderai l’ariete dell’investitura e ne cuocerai le carni in luogo santo. Aronne e i suoi figli mangeranno la carne dell’ariete e il pane contenuto nel canestro all’ingresso della tenda del convegno. Mangeranno così ciò che sarà servito per compiere il rito espiatorio, nel corso della loro investitura e consacrazione. Nessun estraneo ne deve mangiare, perché sono cose sante. Nel caso che al mattino ancora restasse carne del sacrificio d’investitura e del pane, brucerai questo avanzo nel fuoco. Non lo si mangerà: è cosa santa» (29, 22-28.31-34). Per il sacrificio di comunione cfr. Lv 3.

            Il rito dell’investitura sarà ripetuto per sette giorni con l’offerta di un giovenco «in sacrificio per il peccato» (29, 36), compiendo il rito espiatorio e la consacrazione dell’altare che «diverrà allora una cosa santissima e quanto toccherà l’altare sarà santo» (29, 37).

Sull’altare sono offerti «due agnelli di un anno ogni giorno, per sempre. Offrirai uno di questi agnelli al mattino, il secondo al tramonto. Con il primo agnello offrirai un decimo di efa di fior di farina, impastata con un quarto di hin di olio puro, e una libagione di un quarto di hindi vino. Offrirai il secondo agnello al tramonto con un’oblazione e una libagione come quelle del mattino: profumo gradito, offerta consumata dal fuoco in onore del Signore» (29, 38-41). È l’olocausto quotidiano (tamid) del mattino e della sera (cfr. anche Nm 28, 3-8 e Ez 46, 13-15), sostituito da Gesù, l’Agnello di Dio «che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29).

42Questo è l’olocausto perenne di generazione in generazione, all’ingresso della tenda del convegno, alla presenza del Signore, dove io vi darò convegno per parlarti. 43Darò convegno agli Israeliti in questo luogo, che sarà consacrato dalla mia gloria. 44Consacrerò la tenda del convegno e l’altare. Consacrerò anche Aronne e i suoi figli, perché esercitino il sacerdozio per me. 45Abiterò in mezzo agli Israeliti e sarò il loro Dio. 46Sapranno che io sono il Signore, loro Dio, che li ho fatti uscire dalla terra d’Egitto, per abitare in mezzo a loro, io il Signore, loro Dio.

Si fondono qui due concezioni: la tenda dell’incontro, il santuario dell’abitazione permanente. Possiamo forse dire: l’esperienza della nostra fede, radicata in Dio e sempre però in cammino, in ricerca.

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ESODO 30

1Farai un altare sul quale bruciare l’incenso: lo farai di legno di acacia. 2Avrà un cubito di lunghezza e un cubito di larghezza: sarà quadrato; avrà due cubiti di altezza e i suoi corni costituiranno un solo pezzo con esso. 3Rivestirai d’oro puro il suo piano, i suoi lati, i suoi corni e gli farai intorno un bordo d’oro. 4Farai anche due anelli d’oro al di sotto del bordo, sui due fianchi, ponendoli cioè sui due lati opposti: serviranno per inserire le stanghe destinate a trasportarlo. 5Farai le stanghe di legno di acacia e le rivestirai d’oro. 6Porrai l’altare davanti al velo che nasconde l’arca della Testimonianza, di fronte al propiziatorio che è sopra la Testimonianza, dove io ti darò convegno. 7Aronne brucerà su di esso l’incenso aromatico: lo brucerà ogni mattina, quando riordinerà le lampade, 8e lo brucerà anche al tramonto, quando Aronne riempirà le lampade: incenso perenne davanti al Signore di generazione in generazione. 9Non vi offrirete sopra incenso illegittimo né olocausto né oblazione, né vi verserete libagione. 10Una volta all’anno Aronne compirà il rito espiatorio sui corni di esso: con il sangue del sacrificio espiatorio per il peccato compirà sopra di esso, una volta all’anno, il rito espiatorio di generazione in generazione. È cosa santissima per il Signore».

            È una specie di consacrazione della terra intera. Il regno animale offre le sue vittime per il sacrificio. Il regno vegetale fornisce materiali di costruzione, profumi e incenso. Il regno minerale offre l’oro prezioso. Insieme all’offerta della terra ci offriamo anche noi a Dio e riconosciamo di essere suoi servi. Si spiega così l’inserimento del tema del censimento.

11Il Signore parlò a Mosè e gli disse: 12«Quando per il censimento conterai uno per uno gli Israeliti, all’atto del censimento ciascuno di essi pagherà al Signore il riscatto della sua vita, perché non li colpisca un flagello in occasione del loro censimento. 13Chiunque verrà sottoposto al censimento, pagherà un mezzo siclo, conforme al siclo del santuario, il siclo di venti ghera. Questo mezzo siclo sarà un’offerta prelevata in onore del Signore. 14Ogni persona sottoposta al censimento, dai venti anni in su, corrisponderà l’offerta prelevata per il Signore. 15Il ricco non darà di più e il povero non darà di meno di mezzo siclo, per soddisfare all’offerta prelevata per il Signore, a riscatto delle vostre vite. 16Prenderai il denaro espiatorio ricevuto dagli Israeliti e lo impiegherai per il servizio della tenda del convegno. Esso sarà per gli Israeliti come un memoriale davanti al Signore, per il riscatto delle vostre vite».

Apparteniamo al Signore, insieme al mondo intero. Contarsi è sempre un rischio (cfr. 2Sam 24, 1-10)perché è come un sottrarsi a Colui che è il nostro unico Signore. Ci fidiamo di Dio, nonostante la nostra piccolezza e povertà. Pagando un tributo simbolico, il popolo riconosce la sua appartenenza al Signore; il danaro sarà destinato al servizio della tenda del convegno. Attraverso il culto noi riaffermiamo la volontà di mettere la nostra vita nelle mani di Dio.


17Il Signore parlò a Mosè: 18«Farai per le abluzioni un bacino di bronzo con il piedistallo di bronzo; lo collocherai tra la tenda del convegno e l’altare e vi metterai acqua. 19Aronne e i suoi figli vi attingeranno per lavarsi le mani e i piedi. 20Quando entreranno nella tenda del convegno, faranno un’abluzione con l’acqua, perché non muoiano; così quando si avvicineranno all’altare per officiare, per bruciare un’offerta da consumare con il fuoco in onore del Signore, 21si laveranno le mani e i piedi e non moriranno. È una prescrizione rituale perenne per Aronne e per i suoi discendenti, in tutte le loro generazioni». 

            Per avvicinarsi al Signore bisogna essere puri. Cfr. i cosiddetti “salmi d’ingresso”, che presentano le condizioni necessarie per accedere al luogo sacro: salmi 15, 24, 26, 50, 95, 134. Non semplicemente una purezza rituale, ma di vita. «Signore, chi abiterà nella tua tenda? … Colui che cammina senza colpa, /agisce con giustizia e parla lealmente …» (Sal 15, 1.2). «Chi salirà il monte del Signore, /chi starà nel suo santo? /Chi ha mani innocenti e cuore puro, /chi non pronunzia menzogna, /chi non giura a danno del suo prossimo» (Sal 24, 3-4). «Chi offre il sacrificio di lode, questi mi onora, /a chi cammina per la retta via/mostrerò la salvezza di Dio» (Sal 50, 23). È la fede che ci rende puri davanti al Signore: una fede radicata nella vita, nelle nostre relazioni sociali e nello stesso tempo autenticamente contemplativa, immersa in Dio.

22Il Signore parlò a Mosè: 23«Procùrati balsami pregiati: mirra vergine per il peso di cinquecento sicli; cinnamòmo profumato, la metà, cioè duecentocinquanta sicli; canna aromatica, duecentocinquanta; 24cassia, cinquecento sicli, conformi al siclo del santuario; e un hin d’olio d’oliva. 25Ne farai l’olio per l’unzione sacra, un unguento composto secondo l’arte del profumiere: sarà l’olio per l’unzione sacra. 26Con esso ungerai la tenda del convegno, l’arca della Testimonianza, 27la tavola e tutti i suoi accessori, il candelabro con i suoi accessori, l’altare dell’incenso, 28l’altare degli olocausti e tutti i suoi accessori, il bacino con il suo piedistallo. 29Consacrerai queste cose, che diventeranno santissime: tutto quello che verrà a contatto con esse sarà santo.

30Ungerai anche Aronne e i suoi figli e li consacrerai, perché esercitino il mio sacerdozio. 31Agli Israeliti dirai: “Questo sarà per me l’olio dell’unzione sacra, di generazione in generazione. 32Non si dovrà versare sul corpo di nessun uomo e di simile a questo non ne dovrete fare: è una cosa santa e santa la dovrete ritenere. 33Chi ne farà di simile a questo o ne porrà sopra un uomo estraneo, sia eliminato dal suo popolo”».

            L’olio profumato dell’unzione è simbolo di consacrazione. Rende realtà sacra oggetti e persone, che per l’unzione diventano proprietà di Dio, partecipano alla potenza e alla santità di Dio. L’olio è anche simbolo di cordialità e di ospitalità. Cfr. il Salmo 23, 5: «davanti a me tu prepari una mensa … cospargi di olio il mio capo». Simbolo di fraternità: «Ecco quanto è buono e quanto è soave/che i fratelli vivano insieme! /È come olio profumato sul capo, /che scende sulla barba, /sulla barba di Aronne, /che scende sull’orlo della sua veste» (Sal 133, 1-2). La fraternità è come l’olio profumato dell’unzione: è «cosa santa», da rispettare e da amare con umile senso della propria pochezza.

            Il simbolo del profumo continua nel Nuovo Testamento. La casa di Betania si riempie del profumo dell’unguento di vero nardo, assai prezioso, con cui Maria cosparge i piedi di Gesù: un atto d’amore per Colui che per amore si fa povero per noi, donandoci la sua stessa vita (cfr. Gv 12, 1-8). Il profumo quanto più è inspirato tanto più è penetrante: dovremmo impregnarci talmente del profumo di Cristo da riuscire a spanderlo «in ogni luogo» (2Cor 2, 14-15).

34Il Signore disse a Mosè: «Procùrati balsami: storace, ònice, gàlbano e incenso puro: il tutto in parti uguali. 35Farai con essi un profumo da bruciare, una composizione aromatica secondo l’arte del profumiere, salata, pura e santa. 36Ne pesterai un poco riducendola in polvere minuta e ne metterai davanti alla Testimonianza, nella tenda del convegno, dove io ti darò convegno. Cosa santissima sarà da voi ritenuta. 37Non farete per vostro uso alcun profumo di composizione simile a quello che devi fare: lo riterrai una cosa santa in onore del Signore. 38Chi ne farà di simile, per sentirne il profumo, sia eliminato dal suo popolo».

            Il profumo da bruciare davanti alla Testimonianza nella tenda del convegno (l’arca nel Santo dei santi) è una composizione di vari balsami: storàce, ònice, galbano e incenso puro. Sono alcuni dei profumi con cui la Sapienza si identifica: «Come cinnamòmo e balsamo ho diffuso profumo; come mirra scelta ho sparso buon odore; come gàlbano, ònice e storàce, come nuvola di incenso nella tenda» (Sir 24, 15). Qui c’è un chiaro riferimento a quanto si sta dicendo in Esodo. Possiamo dire allora così: la terra – ricordata nella varietà delle sue piante (cfr. Sir 24, 13-14.16-17) - è il vero santuario di Dio; il sacerdote che vi presta servizio è la Sapienza, che offre a Dio il balsamo della Parola e l’incenso della preghiera (cfr. Sal 141, 2).

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ESODO 31

1Il Signore parlò a Mosè e gli disse: 2«Vedi, ho chiamato per nome Besalèl, figlio di Urì, figlio di Cur, della tribù di Giuda. 3L’ho riempito dello spirito di Dio, perché abbia saggezza, intelligenza e scienza in ogni genere di lavoro, 4per ideare progetti da realizzare in oro, argento e bronzo, 5per intagliare le pietre da incastonare, per scolpire il legno ed eseguire ogni sorta di lavoro. 6Ed ecco, gli ho dato per compagno Ooliàb, figlio di Achisamàc, della tribù di Dan. Inoltre nel cuore di ogni artista ho infuso saggezza, perché possano eseguire quanto ti ho comandato: 7la tenda del convegno, l’arca della Testimonianza, il propiziatorio sopra di essa e tutti gli accessori della tenda; 8la tavola con i suoi accessori, il candelabro puro con i suoi accessori, l’altare dell’incenso 9e l’altare degli olocausti con tutti i suoi accessori, il bacino con il suo piedistallo; 10le vesti ornamentali, le vesti sacre del sacerdote Aronne e le vesti dei suoi figli per esercitare il sacerdozio; 11l’olio dell’unzione e l’incenso aromatico per il santuario. Essi eseguiranno quanto ti ho ordinato».

12Il Signore disse a Mosè: 13«Tu ora parla agli Israeliti e riferisci loro: “Osserverete attentamente i miei sabati, perché il sabato è un segno tra me e voi, di generazione in generazione, perché si sappia che io sono il Signore che vi santifica. 14Osserverete dunque il sabato, perché per voi è santo. Chi lo profanerà sia messo a morte; chiunque in quel giorno farà qualche lavoro, sia eliminato dal suo popolo. 15Per sei giorni si lavori, ma il settimo giorno vi sarà riposo assoluto, sacro al Signore. Chiunque farà un lavoro in giorno di sabato sia messo a morte. 16Gli Israeliti osserveranno il sabato, festeggiando il sabato nelle loro generazioni come un’alleanza perenne. 17Esso è un segno perenne fra me e gli Israeliti: infatti il Signore in sei giorni ha fatto il cielo e la terra, ma nel settimo ha cessato e ha preso respiro”». 18Quando il Signore ebbe finito di parlare con Mosè sul monte Sinai, gli diede le due tavole della Testimonianza, tavole di pietra, scritte dal dito di Dio.

            Su Besalèl, l’artista sapiente, e il valore dell’arte nella ricerca di Dio s’è già parlato nella scheda precedente. Ora ci fermiamo sulla prescrizione relativa al sabato: una prescrizione molto importante che chiude le istruzioni sul culto. Il sabato infatti è un «segno» fra Dio e gli Israeliti, perché «il Signore in sei giorni ha fatto il cielo e la terra, ma nel settimo ha cessato e ha preso respiro» (Es 31, 17). Questo “prendere respiro” da parte di Dio contiene un’indicazione preziosa per noi. È come se Dio tirasse un respiro di sollievo dopo aver fatto, creando, tutto quello che è necessario per noi: ha infuso nel mondo tutto il suo amore, ha dato all’uomo tutto di sé, secondo una totalità che può essere soltanto divina. Se Dio ha dato tutto, ora tocca a noi dare, servendo la creazione, amandola, rispettandola, condividendone i beni. Tocca a noi creare ambienti di fraternità e di libertà, dove ciascuno possa respirare liberamente, secondo il ritmo del proprio respiro. Di questo deve essere segno il sabato, il giorno in cui uomini e bestie respirano a pieni polmoni, come abbiamo già considerato in Es 23, 12: «Per sei giorni farai i tuoi lavori, ma nel settimo giorno farai riposo, perché possano godere quiete il tuo bue e il tuo asino, e possano respirare i figli della tua schiava e il forestiero».

            Con questo respiro di liberazione termina significativamente l’elenco minuzioso delle norme cultuali. Non vogliono opprimere la persona, ma se mai darle la possibilità, attraverso l’obbedienza anche alle regole meno importanti, di una donazione sempre più totale al Signore. Obbediamo non come schiavi sotto la legge, ma come liberi sotto la grazia. È il frutto più bello dell’obbedienza alla Parola di Dio: la libertà da noi stessi perché la nostra vita, come quella di Gesù, diventi un dono per tutti.