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Sr. Ch. Elisabetta di Maria
Lectio divina sul libro dell’Esodo ‘Segni e prodigi: il duello con il Faraone’




Segni e prodigi: il duello con il Faraone - Es 7,1-11,10



Lectio

 

Prima di iniziare la nostra lectio vorrei dare uno sguardo veloce a quanto abbiamo percorso fino ad ora. Un breve momento per consultare la mappa e renderci conto di dove siamo arrivati.

Noi stiamo lavorando sulla prima parte del libro dell’Esodo che si concluderà al capitolo 15 con il Canto del Mare dopo il passaggio del mar Rosso. Essa ha l’andamento di un salmo di lamentazione, come i salmi 12, 60, 91, con le sue caratteristiche: il contesto e il racconto della sofferenza, la supplica, l’intervento di Dio in risposta alla preghiera, un intervento che è liberazione e salvezza e quindi la lode finale, il ringraziamento per quanto Dio ha operato:

 

(lamentazione)

Al maestro di coro. Su strumento a corda. Di Davide.

2 Il mio grido ascolta, o Dio, fa' attenzione alla mia preghiera.

3 Dai confini della terra io t'invoco, mentre vien meno il mio cuore.

4 Deponimi sulla rupe, che per me troppo in alto s'eleva.

 

(promessa, ricordo di chi è Dio)

Poiché un rifugio sei tu per me, una torre munita in faccia al nemico.

5 Possa io abitare nella tua tenda per sempre,

possa rifugiarmi all'ombra delle tue ali!

 

(liberazione, esaudimento)

6 Sì, tu, o Dio, hai esaudito i miei voti,

hai appagato il desiderio di quanti temono il tuo nome:

7 «Molti giorni aggiungi ai giorni del re, i suoi anni uguaglia a molte generazioni.

8 Sieda in trono per sempre al cospetto di Dio;

la grazia e la fedeltà lo custodiscano sempre!».

 

(ringraziamento e lode)

9 Così vorrò inneggiare al tuo nome per sempre,

e adempiere i miei voti di giorno in giorno.

Sal 61,1-9

 

Il libro dell’Esodo come lo abbiamo ora, è stato redatto esattamente su questo schema liturgico, celebrativo, soprattutto da 2,23 a 15,21.

È il testo che è alla base, che è la struttura del Seder pasquale , della celebrazione della Pasqua, la prima, il fondamento delle feste della professione di fede giudaica, che scaturisce dall’Esodo e che celebra l’evento dell’Esodo.

Nel Seder , l’ Aggadah di Pesaḥ è redatto su questo canovaccio di lamentazione, narrando come i nostri padri erano prigionieri in Egitto, gridarono al Signore…

 

Abbiamo visto quindi lo scenario di partenza nel quale conosciamo la schiavitù e il dolore del popolo. Gli israeliti gridano a Dio che ode il loro grido e vede le loro sofferenze. Scende a liberarlo chiamando Mosè ad essere intermediario tra Lui e il suo popolo. E poi iniziano i gesti di salvezza e di potenza nei confronti dell’Egitto grazie ai quali gli israeliti potranno partire verso la terra promessa. Lo schema è il seguente:

 

L’antefatto, la terra di Gosen: Es 1-2,22

I sezione: Es 2,23-4,31: vocazione e missione di Mosè

II Sezione Es 5,1-7,7: Chi è il Signore? Prime schermaglie

III sezione Es 7,8-13,16: sequenza delle piaghe e della Pasqua

La conclusione, il passaggio del mare: 13,17-15,22

 

La terza sezione in cui entriamo ora è composta di due parti: il racconto delle piaghe e poi i preparativi e la Pasqua.

Vediamo la prima parte quindi della terza sezione: il racconto delle piaghe, i capitoli 7,8-11,10.

 

Con questa lectio non farò una lettura lineare e specifica delle dieci piaghe, anche se ne sono tentata, ma mi limiterò a una lettura trasversale, non esaustiva naturalmente, ma non meno profonda, che le comprende tutte. È una lettura che ci permette quindi di considerare dall’alto, quasi in una veduta panoramica, il modo di agire di Dio e di poterlo conoscere ancora di più come il Dio dell’Esodo.

 

Le meraviglie di Dio

 

Il Signore disse a Mosè:

«Vedi, faccio di te come un dio per il faraone, e Aronne, tuo fratello, sarà il tuo profeta.

2 Tu dirai tutto quello che ti ordinerò e Aronne, tuo fratello, parlerà al faraone, perché lasci andare via i figli d'Israele dalla sua terra.

3 Ma io indurirò il cuore del faraone e moltiplicherò i miei segni e i miei prodigi

in terra di Egitto.

4 Il faraone non vi ascolterà, e porterò la mia mano contro l'Egitto e farò uscire le mie schiere, il mio popolo, i figli d'Israele, dalla terra d'Egitto con grandi castighi.

5 L'Egitto saprà allora che io sono il Signore, quando stenderò la mia mano sull'Egitto e farò uscire i figli d'Israele di mezzo a loro».

Es 7,1-5

 

La nostra sezione viene subito dopo quella della rivelazione del nome del Dio dell’Esodo come Dio della storia, quindi ne è la dimostrazione,

quindi è il racconto dell’epifania della sovranità assoluta

e della capacità salvifica del Dio dell’Esodo.

Sovranità assoluta sopra e contro l’idolatria,

sopra e contro ogni prepotenza o prevaricazione dell’uomo sull’uomo,

sopra e contro il regno del peccato
e questo sia a livello personale che sociale, quindi politico-economico.

Questa sezione dell’Esodo è l’esaltazione del potere del padre di Israele sul prepotere di chi vuole esserne invece il padrone.

 

Il testo biblico non parla di piaghe in primo luogo, ma di segni e prodigi , ’eṯ ’ōṯōṯay w e ’eṯ môfṯay .

Segni della sovranità assoluta, dell’unica sovranità di Dio solo contro ogni idolatria.

Prodigi, cioè la capacità salvifica del Dio dell’Esodo, la capacità di fare meraviglie per noi.

Di solito di fronte agli avvenimenti narrati in questi cc 7-10, si sente parlare in questi termini: quello che viene raccontato qui è un fenomeno atmosferico, stagionale dell’Egitto o sono dei miracoli, fenomeni eccezionali?.

L’uomo biblico non conosce queste distinzioni che appartengono solo all’epoca moderna, non aveva le categorie, solo nostre, del soprannaturale o il concetto di natura che è del 1800. Siamo noi che ci poniamo questo tipo di domande.

Nella Scrittura si chiama miracolo, cosa meravigliosa, tutto quello che Dio fa per noi,
tutto è le meraviglie di Dio,
tutto quello che Dio fa nell’Esodo è miracolo,
perché li fa Lui
perché sono gratis,
sono sorprese, cose incredibili,
immeritate e immeritabili.

Miracolo dice che tutto è un regalo, un intervento gratuito di Dio in favore del suo popolo.

 

Ciò che la Scrittura vuole dire, è che Dio ha fatto meraviglie per noi, come dicono i salmi, quando cantano o pregano nella lode l’epopea dell’Esodo:

 

Ricordo le gesta del Signore, ricordo le tue meraviglie di un tempo.

Tu sei il Dio che opera meraviglie , manifesti la tua forza fra le genti. Sal 76,12.15

grande tu sei e compi meraviglie : tu solo sei Dio. Sal 85,10

Ricordate le meraviglie che ha compiute,

i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca. Sal 104,5

Grida di giubilo e di vittoria, nelle tende dei giusti:

la destra del Signore ha fatto meraviglie,

la destra del Signore si è innalzata,

la destra del Signore ha fatto meraviglie. Sal 117,15-16

Egli solo ha compiuto meraviglie : perché eterna è la sua misericordia. Sal 135,4

 

Quindi non c’è un obiettivo descrittivo e cronachistico. La Scrittura non tratta di questioni stagionali, metereologiche, atmosferiche, epidemiologiche, patologiche, non parla il linguaggio moderno delle scienze biologiche, mediche, naturali.

La Scrittura parla un linguaggio religioso, intende semplicemente annunciare le grandi cose che Dio ha fatto per noi. Essa coglie la storia della salvezza che si compie nella storia degli uomini, vede il regno di Dio che attraversa i regni degli uomini, vede la vita lì dove c’è la morte, la speranza lì dove tutto è perduto, vede l’agire di Dio dentro l’agire degli uomini e ce lo racconta.

Siamo noi moderni che ci prefiggiamo di cercare una spiegazione naturale e scientifica, di andare a ricostruire cosa è successo, cosa che poi non è così tanto difficile. I fenomeni raccontati dalle piaghe perché sono ricorrenti nella zona del Delta del Nilo: le acque si inquinano per l’erosione di materiali ferrosi, ed è facile che l’acqua colma di pesci morti generi insetti, pullulare di rane, sporcizia, morte e malattia, siccità. È facile immaginare una invasione di cavallette, una tempesta, una grandinata, una tempesta di sabbia che oscura il cielo. Alcuni hanno addirittura attribuito la morte dei primogeniti ad azioni di guerriglia avvenute in occasione della notte della fuga.

Ma la ricerca di queste spiegazioni oltre ad essere infruttuosa, fa esplicitamente a meno di Dio, per esse non è necessario l’intervento di Dio: leggendo in questo modo le piaghe, noi nascondiamo Dio, mentre il narratore del libro dell’Esodo intende piuttosto far conoscere Dio con questo racconto.

La Scrittura inquadra gli avvenimenti in modo religioso: non esistono gli avvenimenti originari allo stato puro, ogni tentativo in questa direzione è destinato a fallire. Essi sono tutti trasmessi in termini di canto o celebrazione liturgica, ed è solo così che noi li possiamo conoscere e comprendere ed è così che li possiamo raccontare.

E raccontare che Dio è Io sono quello che sono, cioè si fa riconoscere per quello che è da quello che fa, dunque il nostro redentore, il liberatore, il salvatore, il Dio dell’intervento gratuito, della grazia.

 



L’indurimento del cuore



Il Signore disse a Mosè:

«Ancora una piaga farò venire sul faraone e sull'Egitto:

dopo di che vi manderà via di qui,

e quando vi manderà via vi caccerà definitivamente di qui.

Es 11,1

 

Abbiamo qui per la prima volta, nell’annuncio della morte dei primogeniti, l’uso del termine nega‘ , piaga, in latino plaga che non vuol dire ferita in primo luogo, ma botta, colpo, percossa, urto, attacco , danno .

Con questo vocabolario e questa struttura letteraria il testo esodico ci racconta proprio un duello, uno scontro tra due potenze a più riprese, parla di colpi inferti da āḏô nay al Faraone fino al colpo mortale, decisivo che sancisce la vittoria dell’uno sull’altro.

È un duello come quello tra Davide e Golia, tra Elia e Baal nella Scrittura, tra Ettore e Achille nei libri di Omero.

Le prime schermaglie di questo duello le abbiamo nella seconda sezione. Al primo comando di lasciar partire il popolo il Faraone risponde con un aggravamento dell’oppressione e del lavoro:

 

Non date più paglia al popolo per modellare mattoni, come ieri e l'altro ieri: vadano essi a raccogliere la paglia; 8 ma imporrete loro la stessa quantità di mattoni che facevano ieri e l'altro ieri, senza diminuirla, poiché sono fannulloni. Per questo gridano dicendo: Andiamo a sacrificare al nostro Dio. 9 Si aggravi dunque il lavoro su questi uomini e lo facciano senza dar retta a parole d'inganno.

Es 5,7-9

 

Sappiamo bene che questa è la logica di tutti i regimi politici: quando sono contrariati reagiscono con violenza, perché credono che la violenza e il terrore è quello che permette di far camminare il popolo.

Da una parte quindi c’è il regno di Dio, il grande appello di āḏô nay che vuole il suo popolo libero perché lo possa servire nel deserto, di āḏô nay che si chiama colui che fa meraviglie per noi, e dall’altra parte un contendente che fa di tutto per tirarsi indietro, per difendersi, per continuare a mantenere il possesso di sé e l’autogestione della propria vita, per continuare ad essere il padrone.

Il Faraone, è la personificazione drammatizzata dell’antagonismo a Dio e al regno di Dio e alla sovranità assoluta di Dio, della sorda resistenza sempre ricorrente nell’uomo, di questa malattia endemica dell’uomo nella sua relazione con Dio: la volontà di potenza, il protagonismo dell’uomo su se stesso e sugli altri.

Il martellante ritornello dell’indurimento del cuore è la spia di questo messaggio.

 

Ma io indurirò il cuore del faraone e moltiplicherò i miei segni e i miei prodigi nella terra d'Egitto. Es 7,3

Il cuore del faraone si ostinò e non diede loro ascolto, secondo quanto aveva detto il Signore. Es 7,13

Il Signore disse a Mosè: "Il cuore del faraone è irremovibile: si rifiuta di lasciar partire il popolo. Es 7,14

Il cuore del faraone si ostinò e non diede loro ascolto, secondo quanto aveva detto il Signore. Es 7,22

Ma il cuore del faraone si ostinò e non diede ascolto, secondo quanto aveva detto il Signore. Es 8,15

Ma il Signore rese ostinato il cuore del faraone, il quale non diede loro ascolto, come il Signore aveva detto a Mosè. Es 9,12

Il cuore del faraone si ostinò e non lasciò partire gli Israeliti, come aveva detto il Signore per mezzo di Mosè. Es 9,35

Ma il Signore rese ostinato il cuore del faraone, il quale non lasciò partire gli Israeliti. Es 10,20

Ma il Signore rese ostinato il cuore del faraone, il quale non volle lasciarli partire. Es 10,27

Mosè e Aronne avevano fatto tutti quei prodigi davanti al faraone; ma il Signore aveva reso ostinato il cuore del faraone, il quale non lasciò partire gli Israeliti dalla sua terra. Es 11,10

 

Il Faraone è la personificazione del rifiuto di ascoltare o di credere in senso biblico, del credere che significa obbedire, l’obbedienza della fede.

È la personificazione di quel rimandare sempre la conversione, di quel fare i sordi con i richiami di Dio, del protagonismo, della volontà di potenza e di resistenza.

Secondo un filone del pensiero rabbinico che fa capo a Ramban (Nahmanide) rabbino del XIII secolo, l’indurimento del cuore del faraone, il suo essere incapace di conversione, è

 

il frutto di un colpa molto grave o di numerose trasgressioni…così che il trasgressore che commette questi atti liberamente, rinuncia per sempre alla possibilità della T e šuḇâh , della conversione. Tale persone perde il privilegio del pentimento dal suo male…

Quindi non è Dio che decreta che il Faraone continui ad opprimere gli israeliti, ma piuttosto, il Faraone stesso ha deciso di fare così, e ha perso come risultato l’opportunità di fare T e šuḇâh

Ramban

 

Le continue resistenze hanno condotto il Faraone a non essere più libero di scegliere, a una coscienza erronea quindi e ormai incapace di scegliere il bene di riconoscere il Creatore e Signore di tutte le cose. Il Faraone invincibile, diretto discendente del dio sole, portatore di una divinità assoluta è alla fine ridotto alla completa assenza di potere: perfino la fondamentale libertà di scelta, eredità essenziale di ogni essere umano, è oltre le possibilità del Faraone umiliato.

Gli schiavi divengono liberi e l’oppressore diviene schiavo.

È interessante che in questo commento risulti come la T e šuḇâh , espressione della libertà di scelta nel cambiare le proprie azioni, non è un diritto inalienabile, ma piuttosto un privilegio che può essere perduto.

Un rabbino italiano, Rav Obadia Sforno , esegeta del XV sec. d.C., ha una interpretazione bellissima, geniale, opposta a quella di Ramban in cui afferma che il portale della T e šuḇâh non è mai chiuso. Egli dice che Dio ha indurito il cuore del Faraone per impedirgli di rispondere solo per paura alle prime piaghe. Dio voleva condurre il Faraone a riconoscerlo come Signore, a riconoscere la sua potenza e il suo amore per il suo popolo e quindi portarlo a una libertà di scelta che nasceva dall’adesione alla sua volontà salvifica. Il Faraone avrebbe potuto conoscere il Signore lasciando partire il suo popolo:

 

Chi è il Signore, perché io debba ascoltare la sua voce e lasciare partire Israele?

Non conosco il Signore e non lascerò certo partire Israele!".

Es 5,2

 

Bello. Qui l’obiettivo è proprio arrivare alla libertà di scelta, alla T e šuḇâh : le piaghe quindi sono un lento piegare il cuore ostinato del Faraone alla volontà stessa di Dio, una lenta paziente pedagogia per portare il Faraone a conoscere āḏô nay . Per il Faraone ci sarebbe stato soltanto un modo per conoscere il Signore. Ed essendo che si può conoscere il Signore soltanto per esperienza, l’esperienza che avrebbe dovuto fare il Faraone era lascia partire il mio popolo . Poichè rifiuta, non può conoscerlo.

 

Sia i commentatori rabbinici che quelli cristiani ci insegnano comunque che le piaghe non sono una punizione di Dio, non sono il castigo di un Dio vendicativo e sadico che vuole la sofferenza.

Al contrario esse ci raccontano proprio di un Dio educatore paziente che manda nove avvertimenti prima di dare il colpo finale, nove trattative che la tirano a lungo per evitare l’irreparabile causato dalla mancanza di docilità e di ascolto. Il miḏrāš Rabbâh sul libro dell’Esodo racconta che le piaghe coprirono un periodo di circa otto o nove mesi e secondo la Mishna Eiduyot un anno intero.

La morte dei primogeniti è l’esito di una durezza che rinuncia alla fecondità e alla vita. Il Faraone perisce dello stesso male che ha causato a Israele, ferito dal male compiuto sin dall’inizio, sin dal decreto di uccidere ogni primogenito degli ebrei. Non si è mosso da lì.

 

Dio indurisce il cuore del Faraone nel senso che la manifestazione della sua bontà, della volontà salvifica, della sua paternità su Israele, del suo essere difensore degli oppressi e degli schiavi, rivela, manifesta, fa venire alla luce ciò che del Faraone resiste a tutto questo.

Abbiamo lo stesso movimento anche nel Vangelo:

 

Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: "Perché a loro parli con parabole?". 11 Egli rispose loro: "Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. 12 Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. 13 Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 14 Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice:

Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete.

15 Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!

Mt 13,10-15

 

L’agire di Dio diviene una misura nuova che manifesta e radicalizza le scelte del cuore. Quelle scelte che forse, prima della Parola e dell’agire di Dio erano nascoste anche al cuore stesso. Nell’accettare o nel resistere all’azione di Dio noi conosciamo e riveliamo il nostro cuore: un cuore indurito, di pietra oppure un cuore nuovo su cui è scritta la t ô r â h del Signore.

 

Darò loro un cuore nuovo, uno spirito nuovo metterò dentro di loro. Toglierò dal loro petto il cuore di pietra, darò loro un cuore di carne, 20 perché seguano le mie leggi, osservino le mie norme e le mettano in pratica: saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio.

Ez 11,19

 

La nostra sezione non è un racconto riguardante l’epoca dell’Esodo, ma è lo specchio, il paradigma permanente della nostra relazione con Dio e di Dio con noi: il ritornello dell’indurimento del cuore sarà applicato al popolo dei credenti.

 

È un popolo dalla dura cervice. Es 32,9

Poiché questo popolo si avvicina a me solo con la sua bocca e mi onora con le sue labbra, mentre il suo cuore è lontano da me. Is 29,13

Non indurite il cuore come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere.

Per quarant'anni mi disgustò quella generazione e dissi: "Sono un popolo dal cuore traviato, non conoscono le mie vie". Sal 95,8-10

 

Questa pagina è uno specchio permanente della spiritualità: questo duello tra Dio e il faraone è la storia della nostra relazione con Dio come individui, come comunità, come Chiesa e umanità.



Le tre ondate

 

Le piaghe seguono uno schema preciso che le suddivide in tre ondate, tre bordate sempre più pesanti ed estese. Lo schema è il seguente:

 

1. L’acqua in sangue

avvertimento

Va'dal faraone di mattina

Es 7,14-24

2. Rane

avvertimento

Entra dal faraone

Es 7,25-8,11

3. Zanzare

 

 

Es 8,12-15

4. Mosconi

avvertimento

Alzati di buon mattino e mettiti davanti al faraone,

Es 8,16-28

5. Mortalità del bestiame

avvertimento

Va'dal faraone

Es 9,1-7

6. Ulcere

 

 

Es 9,8-12

7. Grandine

avvertimento

Alzati di buon mattino e mettiti davanti al faraone,

Es 9,13-35

8. Cavallette

avvertimento

Va'dal faraone

Es 10,1-20

9. Tenebre

 

 

Es 10,21-23

10. Morte dei primogeniti

 

 

Es 11,4-7

 

Come vediamo c’è uno schema che ricorre ogni tre piaghe, tre ondate di piaghe. In ciascuna ondata le prime due sono precedute da un avvertimento mentre la terza avviene senza notizia previa. Possiamo anche vedere il ritmo ciclico del comando dato a Mosè.

Vediamo anche che nella seconda ondata c’è un ritornello che viene ripetuto (Es 8,18-19; 9,3-7; 9,11) e cioè che la piaga colpisce gli Egiziani e non gli Ebrei, il paese di G ōše n , rimane separato dal resto dell’Egitto.

La terza ondata raccoglie piaghe di proporzioni enormi: il legame tra le tre piaghe della terza ondata è la grandezza del fenomeno. In questa terza ondata ciascuna piaga attacca il corpo umano stesso mentre le precedenti colpivano proprietà: case, bestiame, coltivazioni.

Alla precisione e gravità del crescere delle piaghe corrisponde un decrescere del potere del faraone e dei suoi maghi e servi.

Nella prima serie di piaghe essi riescono a duplicare il segno, sangue e rane, come già avevano duplicato il segno del bastone mutato in serpente:

 

Ma anche il faraone chiamò sapienti e incantatori, e anche i maghi d'Egitto coi loro sortilegi fecero così. Ognuno gettò il proprio bastone, che diventò drago, ma il bastone di Aronne ingoiò i loro bastoni. Es 7,11-12

Vi fu sangue in tutto il paese d'Egitto. Lo stesso fecero i maghi d'Egitto con i loro sortilegi; e il cuore del faraone si indurì e non li ascoltò, come aveva detto il Signore. Es 7,22

E lo stesso fecero i maghi con i loro sortilegi: fecero salire le rane sul paese d'Egitto. Es 8,3

 

I maghi non riescono più a duplicare il segno delle zanzare, all’inizio della seconda ondata di piaghe:

 

Allo stesso modo fecero i maghi con i loro sortilegi per far uscire le zanzare, ma non poterono: e ci furono zanzare su uomini e bestie. I maghi dissero al faraone: «Dito di un Dio è quello». Es 8,14-15

 

La loro assenza nel racconto delle altre due ci fa capire l’inutilità dei loro sforzi, anzi il testo ci dice che durante la sesta piaga quella delle ulcere non potevano venire alla presenza del Faraone. Essi non poterono salvare se stessi dalla vergogna delle ulcere (Ramban):

 

I maghi non poterono stare davanti al faraone per le ulcere: perché c'erano ulcere sui maghi e su tutti gli Egiziani. Es 9,11

 

La prima ondata si conclude con la loro impotenza a duplicare la piaga, la seconda ondata termina con la loro impotenza a preservarsi dagli effetti delle piaghe.

Alla ottava piaga appaiono i servi del Faraone che lo pregano di cedere alle richieste di Mosè perché l’Egitto è perduto:

 

I servi del faraone gli dissero: «Fino a quando costui sarà per noi una trappola? Manda via questa gente: che servano il Signore, loro Dio; non sai ancora che l'Egitto è perduto?». Es 10,7

 

Alle tre ondate corrispondono tre insegnamenti come ci insegna il pensiero rabbinico.

La prima dimostra al Faraone l’esistenza di Dio, come leggiamo in Es 7,17: Io sono il Signore. È solo alla fine della terza piaga, in Es 8,15 che i maghi affermano: Questo è il dito di Dio .

La seconda insegna il coinvolgimento di Dio nelle cose dell’uomo, quindi la sua provvidenza, come leggiamo in Es 8,18: Io sono il Signore in mezzo alla terra. Egli ha un controllo preciso sulle vicende del mondo risparmiando gli israeliti dalle piaghe.

La terza manifesta l’Onnipotenza di Dio, il suo potere più grande e più alto di ogni altro essere, come leggiamo in Es 9,14: Non c'è un altro come me in tutta la terra .

Ammettere l’esistenza di Dio, e che Lui è coinvolto con la storia degli uomini e che Lui è il Forte: tre passi del ritorno a Lui, tre momenti di crescita nella fede.

È un insegnamento che ci viene dalla parola del profeta Mosè, la parola detta, e dalla creazione intera:

 

I cieli narrano la gloria di Dio, e l`opera delle sue mani annunzia il firmamento.

3 Il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia.

4 Non è linguaggio e non sono parole, di cui non si oda il suono.

5 Per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola.

Sal 19,1-5

 

La prima serie di piaghe colpisce il regno sotterraneo (le acque, le rane dalle acque) e quello terrestre (le zanzare dalla polvere della terra).

La seconda serie colpisce le creature viventi che abitano la terra, domestiche o selvatiche, e gli uomini (insetti, bestiame, uomo).

La terza serie si indirizza al regno celeste (grandine, cavallette, tenebre).

La progressione delle piaghe afferma che non c’è alcun limite al potere di azione del Dio degli Ebrei e che tutto ciò che esiste, in ogni dimensione, è chiamato in causa in questo processo di liberazione del popolo di Dio, diviene parola che libera e che chiama a conversione.



Le Dieci Parole dell’anti-creazione

 

Con dieci comandi fu creato il mondo: e che si volle con ciò insegnare?

E non avrebbe potuto esser creato con un solo comando?

Ma soltanto per punire più severamente gli empi, che distruggono un mondo creato con dieci comandi, e per assegnare maggior premio ai giusti, che mantengono un mondo creato con dieci comandi.

Dieci generazioni vi furono da Adamo fino a Noè, per fare conoscere quanto grande sia la Sua longanimità; perché tutte queste generazioni venivano eccitando la Sua ira, finché egli mandò su di loro le acque del Diluvio.

Dieci generazioni vi furono da Noè ad Abramo, per far conoscere quanto grande sia la Sua longanimità perché tutte queste generazioni venivano eccitando al Sua ira, finché venne Abramo nostro padre, e conseguì il premio per tutte.

A dieci prove fu sottoposto Abramo nostro padre, ed egli resistè a tutte, per far conoscere quanto fosse l’amore di Abramo nostro padre.

Dieci miracoli furono fatti ai nostri padri in Egitto, e dieci sul mare.

Dieci piaghe mandò Dio sugli Egizii in Egitto e dieci sul mare.

Dieci volte tentarono i nostri padri, il Santo, benedetto Egli sia, nel deserto…

Dieci miracoli furono fatti ai nostri padri nel santuario…

Dieci cose furono create alla vigila del sabato…

Mishna, Pirqè Aboth, V,1-6

 

Nel libro della Genesi sono dieci le parole della creazione. L’espressione Dio disse, wayy ō mer ’el ō hîm, viene ripresa dieci volte in Genesi 1 (vv. 3.6.9.11.14.20.24.26.28.29), prima di ogni singola opera della creazione.

 

Alle 10 volte del Dio disse, corrispondono Le Dieci Parole del Sinai: come il mondo esiste attraverso le dieci parole di Dio, così è attraverso l’obbedienza alle dieci parole del decalogo che l’uomo può davvero esistere come uomo, e tribù disperse e schiave possono esistere come un popolo libero e in cammino.

 

Mosè stette con il Signore quaranta giorni e quaranta notti: non mangiò pane né bevve acqua. Scrisse sulle tavole le parole dell'alleanza, le dieci parole, ‘ ă sereth hadd e b ā rîm . Es 34,28

 

In principio è la volontà di Dio che fa tutte le cose.

E qui è la volontà di Dio che crea un popolo di uomini liberi. E per questo con dieci parole, con dieci piaghe, Dio mette in opera una de-creazione di un mondo costruito sul potere e sulla oppressione dei più poveri e dei deboli.

Le piaghe del testo esodico evocano l’una o l’altra delle parole creatrici del primo capitolo della Genesi, e ci raccontano di un mondo che un passo dopo l’altro ritorna al caos iniziale.

Ad esempio:

l’acqua si cambia in sangue. Dio aveva separato le acque che sono di sopra dalle acque che sono di sotto e aveva messo una terra in mezzo. Su questa terra stavano gli esseri di carne e di sangue. Se l’acqua si cambia in sangue, è come se questa separazione – acqua sopra, acqua sotto e carne in mezzo - fosse di nuovo mescolata.

Le rane escono dalle acque per invadere la terra in un rinnovato caos e non soltanto invadono la terra, ma vanno a infilarsi dentro il palazzo del Faraone e vanno fino nelle sue viscere: il testo dice infatti che le rane entrano nel Faraone, esse che sono fatte per stare vicino all’acqua.

La polvere si trasforma in zanzare: la terra che doveva produrre gli esseri viventi adesso produce qualcosa che punge e distrugge.

Dalla quarta piaga in poi, si dice che Dio opera una distinzione fra il paese di G ōše n , dove ci sono gli Ebrei che non vengono colpiti, e tutto il resto dell’Egitto, che invece viene colpito dalle piaghe. Anche la separazione fa parte dell’opera della creazione: Dio separa la luce dalle tenebre, le acque dall’asciutto, ecc.

Nella piaga della grandine sembra che il cielo non sia più contenuto e sostenuto dal firmamento e cada sulla terra spezzandola: anche questa è opera di de-creazione.

Le cavallette distruggono tutto quanto la terra aveva prodotto nel terzo giorno della creazione.

La nona piaga, quella delle tenebre, provoca il contrario di quanto Dio aveva fatto il primo giorno della creazione: aveva separato le tenebre dalla luce, aveva chiamato la luce giorno e le tenebre notte, e invece adesso, in pieno giorno, ecco la tenebra. Tra l’altro in ebraico noi abbiamo gli stessi termini della creazione della luce:

 

wîhî ḥōšeḵ, e sarà la tenebra

y e hî ’ôr, sia la luce

 

Le piaghe, quindi, sono una anti-creazione, che ci porta a comprendere che quanto noi consideriamo normale e scontato, è frutto della responsabilità dell’uomo che accoglie la t ô r â h del Signore e del fatto che Dio che benedice questa terra, l’opera che compie il settimo giorno, e questa benedizione sul creato permette che le cose stiano al loro posto. Il semplice fatto che il mondo stia in piedi nonostante tutto, è segno della benedizione e dell’amore di Dio.


Per Israele e per la Chiesa

 

Le piaghe sono i segni e prodigi che Dio compie per liberare il suo popolo.

Più volte i profeti ricorderanno a Israele che ciò era avvenuto all’Egitto a causa dei suoi peccati, però poteva anche capitare allo stesso Israele, se non si convertiva.

 

Eppure – dice Dio a Israele – vi ho lasciato a denti asciutti in tutte le vostre città, e con mancanza di pane in tutti i vostri paesi e villaggi, ma non siete ritornati a me, oracolo del Signore. Vi ho pure rifiutato la pioggia, tre mesi prima della mietitura. facevo piovere sopra una città e non sopra l’altra, un campo era bagnato di pioggia, mentre l’altro, su cui non pioveva, seccava. Due, tre città andavano barcollanti verso un’altra città per bervi acqua, senza potersi dissetare, ma non siete ritornati a me, oracolo del Signore. Vi ho colpiti con ruggine, con carbonchio, vi ho inaridito i giardini e le vigne, i fichi e gli ulivi li ha divorati la cavalletta, ma voi non siete ritornati a me, oracolo del Signore”.

Am 4,6-13

 

Amos ricorda a Israele le azioni di Dio perché Israele ritorni a colui che lo ha redento, e così anche farà il profeta Gioele in 2,1-9 in un testo straordinario dove si racconta l’invasione delle cavallette nel giorno del Signore:

 

Suonate la tromba in Sion e date l`allarme sul mio santo monte! Tremino tutti gli abitanti della regione perchè viene il giorno del Signore, perchè è vicino, 2 giorno di tenebra e di caligine, giorno di nube e di oscurità. Come l`aurora, si spande sui monti un popolo grande e forte; come questo non ce n`è stato mai e non ce ne sarà dopo, per gli anni futuri di età in età. 3 Davanti a lui un fuoco divora e dietro a lui brucia una fiamma. Come il giardino dell`Eden è la terra davanti a lui e dietro a lui è un deserto desolato, non resta alcun avanzo. 4 Il loro aspetto è aspetto di cavalli, come destrieri essi corrono. 5 Come fragore di carri che balzano sulla cima dei monti, come crepitìo di fiamma avvampante che brucia la stoppia, come un popolo forte schierato a battaglia. 6 Davanti a loro tremano i popoli, tutti i volti impallidiscono. 7 Corrono come prodi, come guerrieri che scalano le mura; ognuno procede per la strada, nessuno smarrisce la via. 8 L`uno non incalza l`altro, ognuno va per il suo sentiero. Si gettano fra i dardi, ma non rompono le file. 9 Piombano sulla città, si precipitano sulle mura, salgono sulle case, entrano dalle finestre come ladri. 10 Davanti a loro la terra trema, il cielo si scuote, il sole, la luna si oscurano e le stelle cessano di brillare. 11 Il Signore fa udire il tuono dinanzi alla sua schiera, perché molto grande è il suo esercito, perché potente è l`esecutore della sua parola, perché grande è il giorno del Signore e molto terribile: chi potrà sostenerlo?

 

Israele che è stato salvato attraverso le piaghe d’Egitto, può rimanere minacciato dalle stesse piaghe se non rimane fedele a Dio. La fedeltà a Dio ricomincia ogni giorno, e Dio può sempre fare in modo che Israele lo serva, anche se per questo deve essere duro e compiere un atto di forza. Quindi le piaghe diventano il segno che Dio continua ad essere preoccupato per il suo popolo, continua fino alla fine a richiamarlo a sé, a offrirgli la salvezza.

 

Però se le piaghe riguardano l’Egitto, il Faraone e Israele, dobbiamo fare anche un passo ulteriore: esse sono anche un insegnamento per la Chiesa. Il tema delle piaghe d’Egitto appare più volte nel Nuovo Testamento, come una solenne messa in guardia rivolta alla Chiesa: se Dio non ha risparmiato l’Egitto, se non ha risparmiato Israele, non risparmierà neanche la Chiesa, se si dimostra infedele.

 

Se le primizie sono sante lo sarà anche l’impasto. Se è santa la radice, lo saranno anche i rami. Se però alcuni rami sono stati tagliati, e tu, che sei un ulivo selvatico, sei stato innestato tra loro, diventando così partecipe della radice e della linfa dell’ulivo, non vantarti contro i rami. Se ti vanti , ricordati che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te. Dirai ertamente: i rami sono stati tagliati perché io fossi innestato. Essi però sono stati tagliati per mancanza di fede, mentre tu rimani innestato grazie alla fede. Tu non insuperbirti, ma abbi timore, perché se Dio non ha risparmiato quelli che erano rami naturali, tanto meno risparmierà te.

Rm 11,16-24

 

Quello che è minaccia per Israele, può diventare minaccia per la Chiesa.

 

Il tema delle piaghe ritorna frequentemente e percorre il libro dell’Apocalisse dove più che dei flagelli, le piaghe si presentano come una sorta di doglie del parto di una nuova Gerusalemme, dell’assemblea dei 144.000 eletti ai quali viene ad aggiungersi una folla innumerevole, che è poi Israele e l’umanità intera.

Il frutto dei flagelli, delle piaghe che vengono evocate, è partorire dal vecchio mondo condannato a morte i cittadini della Gerusalemme celeste, che sembrano essere tutti gli uomini, tirar fuori dal male, fare abitare nei nuovi cieli e nella nuova terra ogni uomo e ogni donna come la fidanzata vergine che si presenta all’Agnello sposo.

Il giudizio sul mondo, il frutto dell’azione pedagogica di Dio è la salvezza di ogni uomo, è l’affermazione che Dio è il Dio di amore che fa misericordia su tutti. Un giudizio che costa la vita stessa di Dio, la morte del primogenito, come ci ricorda l’evento di Cristo sulla croce. Se Dio può perdonare è perché Lui stesso, nella persona di Cristo ha dato la sua vita per noi.

 

Nessuno ha un amore più grande di questo:

dare la sua vita per i propri amici.

Gv 15,13

 

Ecco quello che fa Dio.


Per la preghiera

 

Gli spunti per la riflessione e la preghiera sono molti e possono aiutarci a rileggere tanti momenti della nostra vita, anche difficili. Essi ci sono dati perché ritroviamo la via di casa, perché ritorniamo da figli a colui che è nostro padre.

Chiediamo al Signore di continuare a parlarci e a fare nuovi i nostri cuori. Possiamo pregare sui testi come quelli di Ez 11,19; 18,31; 36,26; Ger 31,34; e anche il testo evangelico dei discepoli di Emmaus.

 

Sarebbe anche interessante poter fare il percorso del cuore nel salterio, vedere cosa lo abita, cosa lo muove, cosa lo paralizza, cosa lo fa vivere.

Il cuore è presente in 122 versetti.

Possiamo così pregare con il salmista:

crea in me, o Dio un cuore puro, Sal 51,12

a te parla il mio cuore te cerca il mio volto. Sal 27,8

esulta il mio cuore e con il mio canto gli rendo grazie. Sal 28,7

 

Dio è il creatore e con la sua benedizione fa stare in piedi la creazione.

Questo è un elemento centrale della spiritualità ebraica. Non c’è preghiera ebraica che non si concluda con l’espressione:

 

Benedetto sei tu, Signore, Re del Mondo…
bārûḵ ’attâh yhwh ’ĕlōhệnû meleḵ hā‘ôlām

 

Nella religione ebraica, ogni ebreo sarebbe tenuto a pronunciare almeno 100 benedizioni al giorno: già nella preghiera del mattino e della sera ce ne sono almeno una sessantina! E hanno creato tutta una serie di possibilità per benedire: se si vede un saggio, se si vede un re, se si vede un ministro, se si vede uno storpio, se si vede un gobbo, ecc. Tutto diventa possibilità di benedire Dio che ha fatto delle cose strane, belle, buone, ecc. Direi che possiamo provare a vivere una giornata cercando 100 motivi di benedizione. Vi metto alcuni testi della preghiera prima e dopo il pasto, come esempio:

 

QIDDUSH (Benedizione prima del pasto)

 

Benedizione sul calice :

Benedetto sei tu Signore nostro Dio, re del mondo, che crei il frutto della vite.

Benedetto sei tu Signore nostro Dio, re del mondo, che ci ha santificati con i suoi precetti e si è compiaciuto di noi; e il suo santo sabato, con amore e benevolenza, ci ha dato in eredità come memoriale dell'opera della creazione, perché esso è il giorno che ha inaugurato le sante convocazioni, ricordo dell'uscita dall'Egitto. Benedetto sei tu Signore, che santifichi il sabato.

 

Benedizione sul pane

Benedetto sei tu Signore nostro Dio, re del mondo, che fai uscire il pane dalla terra.

 

BENEDIZIONE DOPO IL PASTO

(birkhat ha-mazon)

 

Colui che nutre (ha-zan)

     Benedetto sei tu Signore nostro Dio, re del mondo, che nutre il mondo intero con bontà, con grazia e con misericordia. Egli dona il cibo a ogni carne, perché eterna è la sua grazia verso di noi e la sua grande bontà. Mai ci è mancato, né mai ci mancherà ogni bene, per riguardo al suo Nome grande, perché egli nutre e alimenta tutti. Benedetto sei tu Signore, che nutri tutti.

 

Benedizione della terra (birkhat ha-ares)

     Noi ti ringraziamo, Signore nostro Dio, poiché ci hai fatto ereditare una terra desiderabile, buona e spaziosa, il patto e la Torà, la vita e la pace. Per tutte queste cose noi ti ringraziamo e benediciamo il tuo Nome grande e santo, in eterno e per sempre. Benedetto sei tu Signore, per la terra e per il cibo.

 

Benedizione di Gerusalemme (birkhat Jerušalajim )

     Abbi misericordia, Signore nostro Dio, di Israele tuo popolo, di Gerusalemme tua città, del regno della casa di David tuo Messia, e della casa grande e santa sulla quale è stato invocato il tuo Nome. Il regno della casa di David affrettati a ristabilire al suo posto, nei nostri giorni; ricostruisci presto Gerusalemme, facci tornare in mezzo a essa e rallegraci in essa. Benedetto sei tu Signore, che nella tua misericordia ricostruisce Gerusalemme. Amen.

 

Il Buono e Colui che fa il bene (ha-tov we-ha-metiv)

     Benedetto sei tu Signore nostro Dio, re del mondo, nostro Padre e nostro re, il buono e colui che fa il bene, che giorno dopo giorno ci fa il bene: egli ci ha ricambiati, ci ricambia e ci ricambierà sempre di benevolenza, grazia, spirito, misericordia e ogni bene